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Il protozoo nemico delle gravidanze

 style=Un disturbo meno fastidioso dell’influenza se non si hanno particolari problemi di salute, ma che può diventare un pericolo nelle persone con ridotte difese immunitarie e soprattutto durante la gravidanza. La toxoplasmosi, infatti, può essere trasmessa dalla madre al feto attraverso la placenta provocando talvolta serie conseguenze (ad esempio malattie degli occhi, ritardo mentale) sulla salute del bambino.
Non è però il caso di spaventarsi inutilmente perché seguendo alcuni suggerimenti igienici e facendo i test di controllo durante l’attesa è possibile ridurre al minimo i rischi.

“La toxoplasmosi”, spiegano i ginecologi di Humanitas, “è un’infezione provocata da un protozoo microscopico, il toxoplasma gondii che può infettare diversi organi (e in particolare i muscoli) di vari animali e dell’uomo e che può essere emesso con le feci da alcuni animali infetti”.

La malattia si può trasmettere in diversi modi, ma la via più diffusa è quella alimentare, cioè quella che avviene attraverso l’ingestione di cibi che contengono il protozoo, in particolare carne cruda o poco cotta, soprattutto di maiale o di ovini. Ma anche verdure lavate male e sporche di terriccio infetto. Secondo uno studio europeo eseguito in 6 città (tra cui Milano e Napoli) e pubblicato sul British Medical Journal, tra il 30 e il 60% delle donne che hanno partecipato alla ricerca aveva contratto la malattia in questo modo. A rischio, però, sono anche i viaggi in Paesi dove le norme igieniche sono poco rispettate, e il contatto con terreno infetto (ad esempio se si fa giardinaggio). Secondo i dati più recenti, invece, sembrerebbe molto difficile ammalarsi per contatto diretto con i gatti, un tempo additati come i principali “untori”.
Questi animali (se malati di toxoplasmosi), infatti, sono gli unici tra quelli con cui veniamo più facilmente a contatto, a emettere feci contenenti il protozoo, che però diventa infettivo solo a distanza di almeno 24 ore dall’emissione delle feci.
Tanto è vero che diversi studi hanno dimostrato che il rischio di ammalarsi per contatto con un gatto è praticamente inesistente. Questo non significa sottovalutare le precauzioni, ma semplicemente che è possibile convivere serenamente con il proprio animale. E così se si ha un gatto in casa, è bene non farlo uscire per evitare che cacci prede infette, tenerlo lontano dagli alimenti, non dargli cibi crudi (che potrebbero farlo ammalare), lavarsi bene le mani dopo averlo coccolato e far pulire e disinfettare la lettiera da qualcun altro (oppure eseguire l’operazione indossando i guanti e poi lavandosi bene le mani).

Gatti a parte, le donne che vogliono un bambino o che sono in gravidanza devono stare più attente in cucina, specialmente quelle con ridotte difese immunitarie, manipolando con attenzione la carne da cucinare, lavando bene coltelli e recipienti usati per la carne cruda prima di utilizzarli per altri alimenti, mangiando solo carne ben cotta, evitando insaccati, prosciutto crudo e bresaola prodotti artigianalmente e non controllati, lavando accuratamente frutta e verdura prima di consumarle. E poi devono portare i guanti se fanno giardinaggio.

Oltre a questo, non bisogna dimenticarsi del test, un semplice esame del sangue da fare innanzitutto poco prima della gravidanza o nelle prime fasi della gestazione per sapere se si è avuta la toxoplasmosi in passato (spesso non lo si sa perché normalmente non dà sintomi evidenti, se non un po’ di stanchezza e dolori muscolari). In questo caso si può stare tranquille perché si è protette. A volte, però, il medico prima di dare il via libera chiede comunque di ripetere il test. Può succedere infatti che ci siano dei falsi positivi, ossia che si risulti protette quando in realtà non lo si è. Con due test che dicono che si è già avuta la malattia, comunque, si può stare tranquille.
Se invece non si è avuta la toxoplasmosi bisogna prestare particolare attenzione alla prevenzione e bisogna ripetere il test ogni mese. “Così”, dice la dottoressa Meroni, “se la donna dovesse contrarre la toxoplasmosi è possibile intervenire tempestivamente con le opportune cure e ridurre i rischi per il bambino”.

A cura di Silvia Rosselli

Nell’immagine in alto il protozoo toxoplasma gondii

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