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Ictus cerebrali nei pazienti con infezione da COVID-19: un primo studio

In una comunicazione rapida pubblicata a fine aprile sul New England Journal of Medicine, dei neurologi di New York hanno riportato cinque casi di ictus delle grandi arterie cerebrali, osservati nell’arco di due settimane, in pazienti con COVID-19 con meno di 50 anni: un’incidenza sette volte più elevata di quanto ci si aspetterebbe normalmente.

Ne parliamo con due specialisti di Humanitas: il professor Alberto Albanese, Responsabile di Neurologia, e la dottoressa Simona Marcheselli, Responsabile della Sezione Autonoma Neurologia d’urgenza e Stroke Unit.

Che cos’è l’ictus cerebrale?

Per funzionare in maniera corretta, il cervello ha bisogno di ossigeno che viene trasportato dal flusso sanguigno. In presenza di un’improvvisa interruzione del flusso di sangue al cervello si parla di ictus cerebrale: distinguiamo l’ictus ischemico, quando l’interruzione del flusso di sangue è determinata dall’ostruzione di un’arteria, e di ictus emorragico quando si ha una rottura dell’arteria (un fenomeno meno frequente).

Lo studio

I pazienti avevano sintomi lievi o nessun sintomo di COVID-19, a sottolineare che il virus agisce facilitando la coagulazione del sangue nelle arterie. Un fenomeno di iper-coagulazione che sembra possa causare ictus delle arterie cerebrali più grandi rispetto alle più piccole.

Lo studio mostra anche che gli ictus erano più gravi, con un tasso di mortalità più elevato, e che i pazienti erano più giovani rispetto a quanto osservato in precedenza negli ictus non associati all’infezione da SARS-CoV-2.

Ictus nei pazienti più giovani

COVID-19 colpisce persone di diverse fasce d’età e causa una mortalità molto elevata nelle persone anziane e fragili. Ma, per quanto riguarda l’ictus assistiamo a un fenomeno che interessa una popolazione più giovane, principalmente sotto i 50 anni. La giovane età dei pazienti colpiti potrebbe essere legata a una maggiore reattività, che causa – tra l’altro – anche una condizione di accentuata coagulabilità del sangue. Lo studio di questi soggetti consente di escludere altre possibili cause, quali fibrillazione atriale o arteriosclerosi diffusa. L’osservazione diretta delle arterie (per esempio con ecografia) non mostra anomalie, eccetto una tendenza a sviluppare coaguli diffusi.

“COVID-19 ci fa confrontare con patologie nuove, ma anche con osservazioni nuove di patologie già conosciute. Un’osservazione attenta e aperta alle novità che questo nuovo scenario ci presenta consente di curare i pazienti in modo sempre ottimale”, ha sottolineato il prof. Albanese.

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