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Fegato, fermare il sangue aiuta l’intervento

La chiave per effettuare interventi di chirurgia epatica più complessi ed efficaci sta nella possibilità di allungare la durata del cosiddetto “clampaggio del peduncolo epatico”.

Il clampaggio del peduncolo epatico è un metodo per fermare temporaneamente l’afflusso del sangue al fegato e quindi di asportare una o più parti malate limitando le perdite ematiche. Il procedimento viene solitamente svolto a intermittenza, cioè 15 minuti di clampaggio alternati a 5 minuti di pausa, e la dissezione del fegato avviene durante i 15 minuti di blocco dell’afflusso sanguineo. La chiave per riuscire a effettuare interventi più lunghi e complessi, e quindi per intervenire su tumori più grandi e numerosi, sta nel limitare le perdite di sangue ed in tal senso la possibilità di clampare il più a lungo possibile assume un ruolo centrale.

Finora la durata massima di clampaggio ritenuta tollerabile era di due ore, sebbene ci fossero sporadiche esperienze riportate sulle riviste scientifiche che mostravano come potessero essere tollerati clampaggi anche più lunghi. Tutto ciò tuttavia non aveva il rilievo di una prova scientifica ma di tentativi sporadici che avevano comunque avuto successo. In un recente studio dell’équipe del prof. Guido Torzilli, capo sezione di Chirurgia epatica in Humanitas, in pubblicazione su Annals of Surgery si è dimostrato invece che il limite può essere superato in sicurezza e in modo sistematico. “Nel nostro studio sui clampaggi vascolari in chirurgia epatica il limite convenzionale di due ore – spiega il prof. Torzilli – è stato sistematicamente superato per tutti quei casi, molto complessi, che lo richiedevano, dimostrando come il prolungamento, oltre ad essere tanto sicuro quanto lo sono i clampaggi più brevi, rende possibile l’esecuzione d’interventi che per complessità senza il clampaggio stesso comporterebbero rischi troppo elevati per i pazienti. Al contrario, 72 pazienti, pur avendo ricevuto clampaggi superiori alle due ore di durata complessiva, hanno superato tutti i rispettivi interventi senza mortalità e senza significative differenze in termini di complicanze rispetto a quanti avevano avuto clampaggi di durata inferiore. Questa dimostrazione consolida la fattibilità di una terapia chirurgica anche per pazienti con malattie avanzate permettendoci così di rimuovere fino a 49 metastasi in un singolo paziente, caso che ad oggi costituisce il maggior numero di metastasi mai rimosse in un solo intervento. I clampaggi più lunghi quindi ampliano di molto le possibilità della chirurgia oncologica del fegato e ci permettono di operare pazienti altrimenti non trattabili chirurgicamente ma che invece beneficiano in termini di sopravvivenza di un intervento radicale”.

Il clampaggio dei vasi che portano sangue al fegato è tollerato durante l’intervento appunto a intermittenza, per evitare perdite ematiche insostenibili da una parte e una sofferenza eccessiva dell’organo a causa del mancato afflusso dall’altra. “Si tratta di una precauzione in un contesto di saguinamento considerato potenzialmente rischioso – continua il prof. Torzilli -. In passato si pensava potesse essere effettuato in sicurezza per un massimo di due ore pur intervallando periodi di clampaggio a momenti di declampaggio. La nostra esperienza, dimostra che, avendo cura di prolungare la durata degli intervalli da 5 a 10 minuti ogni 4 clampaggi, ci si può spingere più in là sistematicamente fino a raggiungere quei 340 minuti che abbiamo raggiunto in un caso e che costituiscono ad oggi il più lungo clampaggio mai effettuato”. I 72 pazienti trattati con il clampaggio oltre le due ore e i 117 trattati restando entro il limite precedente avevano età e patologie sovrapponibili ma estensioni di malattie diverse: quelli sottoposti a clampaggi prolungati hanno potuto ricevere il trattamento chirurgico in modo sicuro come gli altri pur soffrendo di malattie più gravi.

A cura della Redazione

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