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Daniela Poggi: così difendo la mia salute

In scena al Ninfeo di Villa Giulia dal 26 maggio in “La sciarpa di Isadora” scritto e diretto da Rosario Galli, con sei ballerine e musica dal vivo, Daniela Poggi calca le scene di cinema, televisione, teatro dal 1978. Attrice, ma anche conduttrice di successo con “Chi l’ha visto” (dal 2001 su Raitre), brava e bella, nonché Ambasciatrice Unicef per l’Italia, le abbiamo chiesto quale importanza dà alla salute e come la difende dagli stress della sua professione.

“La salute ha un importanza primaria nella vita e va difesa più di ogni altra cosa. Cominciando dallo stile di vita: una buona alimentazione, attività fisica quotidiana e possibilmente all’aria aperta, regole che limitino abitudini nocive come fumo e alcol”.

Lei, insomma, predica bene… Ma, come “razzola”?
“Non fumo, vado a correre tutti i giorni con i miei cani nei parchi, qualche volta vado in palestra, nuoto, perché mi piace e lo considero lo sport più utile e completo, gioco a tennis e d’inverno, quando posso, vado a sciare”.

Una sportiva versatile. E a tavola?
“Non mischio mai carboidrati e proteine. La mia dieta è prevalentemente vegetariana, non mangio la carne, a pranzo solitamente associo proteine (uova, pesce, formaggi…) con verdure fresche e, a cena, carboidrati con verdure cotte”.

Il suo medico di fiducia?
“Un bravo professionista capace di instaurare un buon rapporto umano. Che dimostri sensibilità nell’affrontare i problemi, nel parlare con il paziente, nel curare la malattia anche dal punto di vista mentale. E, in particolare, un medico che non mi riempia di medicine per banali mal di testa, mal di gola, influenze. Benché non sia contraria alla medicina tradizionale, preferisco curare finché posso ricorrendo all’omeopatia”.

Di che cosa ha più paura?
“Della malattia prolungata, della sofferenza che ti porta alla perdita della dignità, all’annullamento fisico e psicologico”.

E se dovesse un giorno non piacersi più fisicamente? Che cosa ne pensa della chirurgia estetica?
“La ritengo sensata quando si tratta di migliorare un difetto estetico che, per quanto piccolo, diventi un problema nel rapportarsi con gli altri; aberrante, invece, quando vuole invertire un naturale processo fisiologico che è quello dell’invecchiamento e che va accettato. Se così non è, occorre lavorare sulla psiche e non sul corpo”.

Entrando in un ospedale come paziente, che cosa vorrebbe sempre trovare oltre all’assistenza medica in senso stretto?
“Bella accoglienza, disponibilità, stanze spaziose, pulizia. A questo proposito due sono i miei incubi: morire su un ambulanza bloccata in mezzo al traffico di Roma; morire in una corsia d’ospedale per noncuranza”.

Non ha mai indossato il camice sulle scene: le piacerebbe prima o poi interpretare la parte di un medico?
“Perché no? Mi piacerebbe interpretare qualsiasi personaggio, positivo, o anche negativo, come quello di Cristina Ansaldi di ‘Incantesimo’ (la fiction di Raidue arrivata alla sesta serie), se la sua negatività serve a far riflettere, nasconde una personalità complessa, ha un’evoluzione in positivo.

Nel suo prossimo futuro, dunque, niente ruoli in corsia. Ma cos’altro ci aspetta?
“Dopo Isadora, a luglio reciterò in Medea di Grills Parker per la regia di Beppe Arena. In televisione, invece, sono in arrivo il film ‘La memoria divisa’ di Giovanni Bonicelli sulla strage di Marzabottto e la miniserie ‘Le 5 giornate di Milano’ di Carlo Lizzani, dove reciter˜ accanto a Giancarlo Giannini”.

E tra una prova in teatro e una corsa al parco, legge mai di salute?
“Sì, sui quotidiani, per esempio la pagina di ‘Repubblica’, con un particolare interesse per la ricerca, che può riaccendere la speranza. Ma spesso trovo scoop che confondono la gente. Vorrei un informazione sulla salute più concreta e meno aleatoria”.

A cura di Elisabetta Ranieri

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