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Dalla diagnostica molecolare agli anticorpi monoclonali: le nuove terapie per il tumore al seno

Tra i tumori più diffusi nel nostro paese c’è il tumore al seno, che rappresenta la forma tumorale prevalente nel sesso femminile e colpisce 1 donna ogni 9 nel corso della vita. Grazie alla diagnosi precoce e alle nuove terapie, però, l’87% circa delle donne che sviluppano un cancro al seno, guarisce dalla patologia. Anche in ambito di trattamento chemioterapico abbiamo assistito a grandi passi in avanti rispetto al passato, ma nonostante questo la chemioterapia costituisce una tipologia di cura che suscita ancora molto timore e apprensione nelle pazienti.

Abbiamo approfondito l’argomento con il professor Alberto Zambelli, Responsabile dell’Unità di Oncologia Senologica di Humanitas e docente di Humanitas University.

La precisione della diagnostica molecolare

“Oggi abbiamo la possibilità di valutare il rischio individuale della singola paziente e, dunque, proporre la migliore terapia per ridurre il rischio di recidiva. In particolar modo, grazie alle profilazioni genomiche, siamo in grado di riconoscere quali pazienti, con diagnosi di tumore al seno, debbano ricevere un trattamento chemioterapico precauzionale e quali pazienti invece possano risparmiarsi questo tipo di terapia. Grazie a questo, abbiamo osservato una riduzione netta del numero di chemioterapie che vengono proposte: circa il 50% delle pazienti a cui veniva in passato raccomandata la chemioterapia, oggi la può evitare, perché la diagnostica molecolare avanzata è in grado informare sul vero beneficio atteso dalla chemioterapia e risparmiare trattamenti aggressivi laddove questo beneficio è marginale o assente” spiega il professor Zambelli. 

Le terapie per il tumore al seno

“Se è vero che la chemioterapia continua a rappresentare un’opzione spesso necessaria, è altrettanto vero che non è l’unica cura a disposizione dell’oncologico. Infatti, altri trattamenti anti-tumorali sono disponibili e talora con efficacia paragonabile o superiore a quella ottenuta con la chemioterapia.
Per esempio si fa ricorso alla terapia endocrina con farmaci antiestrogenici ogni qualvolta ci troviamo di fronte ad un tumore cosiddetto endocrino-sensibile e che esprime i recettori per gli estrogeni/progesterone. In alcuni casi si associano a questa terapia i nuovi farmaci biologici diretti contro bersagli molecolari cruciali per il controllo della crescita tumorale, come nel caso della terapia orale con gli inibitori delle chinasi-ciclino-dipendenti 4/6, più comunemente noti come inibitori delle cicline

Esistono anche terapie orali a bersaglio molecolare per i casi di tumore del seno con mutazione di speciali geni critici, come nel caso di mutazione dei geni BRCA1/2. In questi casi di può ricorrere ad un trattamento biologico esclusivo con i farmaci PARP-inibitori, particolarmente efficaci in questo tipo di tumori cosiddetti BRCA-mutati”, continua il professore. 

“Ancora, si fa ricorso alla all’immunoterapia, magnificando l’azione anti-tumorale del sistema immune dell’organismo stesso, grazie all’uso di inibitori dei checkpoint immunitari, quando ci troviamo di fronte a un tumore cosiddetto ‘immunogenico’ in cui l’ingaggio immunologico può essere decisivo.
Da tutto questo, riconosciamo come oggi sia possibile personalizzare il trattamento oncologico su base individuale in una logica di medicina di precisione che valorizza le peculiarità biologiche e molecolari della malattia e dell’ospite per derivare il massimo beneficio delle cure”.

Linnovazione dei nuovi farmaci anticorpo-coniugati  

“Anche la stessa chemioterapia ha però negli ultimi anni conosciuto progressi significativi, che nel tempo ne hanno incrementato l’indice terapeutico e migliorato la tollerabilità.
In particolare, parliamo dei farmaci chemioterapici anticorpo-coniugati (ADC). La capacità di combinare la chemioterapia con gli anticorpi monoclonali, diretti contro specifiche proteine tumorali, permette di mirare con maggior precisione il trattamento chemioterapico aumentando efficacia e riducendo tossicità.

La terapia con i nuovi farmaci anticorpo-coniugati combina l’azione mirata dell’anticorpo monoclonale diretto sul tumore e associa l’azione citotossica del farmaco chemioterapico a cui si lega, agendo quindi prevalentemente sul tessuto tumorale e preservando in parte quello sano. Questi nuovi farmaci anticorpi-coniugati hanno dimostrato un’efficacia mai conosciuta prima e rappresentano una reale speranza per molte pazienti, compresi i casi di malattia ormai in fase avanzata”, conclude il professor Zambelli.

Specialista in Oncologia

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