COME TI POSSIAMO AIUTARE?

Centralino
+39 02 8224 1

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattaci telefonicamente

Prenotazioni Private
+39 02 8224 8224

Prenota una visita in privato o con assicurazione telefonicamente, oppure direttamente online

Centri

IBD Center
0282248282
Dipartimento di Gastroenterologia
02 8224 8224
Ortho Center
02 8224 8225
Cancer Center
02 8224 6280
Fertility Center
02 8224 4646
Centro Odontoiatrico
0282246868
Cardio Center
02 8224 4330
Centro Obesità
02 8224 6970
Centro Oculistico
02 8224 2555

Combattere i tumori con la Medicina nucleare

Dalla PET ai radiofarmaci più innovativi, oggi la Medicina nucleare offre non solo enormi opportunità diagnostiche ma è sempre più spesso un supporto diretto alla terapia. Grazie poi all’accuratezza dei dati, le cure stesse stanno diventando a misura del singolo paziente.

Contro il cancro, la PET rappresenta un’arma in più, a livello non solo diagnostico ma anche terapeutico. “La PET ha notevolmente ampliato le nostre potenzialità diagnostiche – spiegano i professionisti di Humanitas – infatti, è in grado di mettere in evidenza l’attività metabolica delle cellule segnalando così, con estrema precisione, eventuali alterazioni funzionali, ancor prima che nei tessuti siano visibili danni strutturali.
Al paziente viene somministrato per via endovenosa un radiofarmaco basato su una sostanza che viene metabolizzata facilmente dalle cellule e che emette positroni, la cui presenza viene rilevata in maniera molto precisa dalla PET. Inoltre, la radioattività di queste sostanze decade in pochissimo tempo rendendo, così, l’esame sicuro per i pazienti e per i medici. In un primo momento, la PET è stata impiegata in ambito neurologico.

Successivamente, con l’evoluzione delle tecnologie, ha trovato importantissime applicazioni in campo oncologico. Consente, infatti, di individuare lesioni tumorali di dimensioni estremamente ridotte e difficilmente rilevabili con altri metodi diagnostici. Nella maggior parte dei casi, il radiofarmaco utilizzato è analogo allo zucchero di cui le cellule tumorali sono avide: lo utilizzano per sostenere il loro tasso di crescita, che è molto più elevato dei tessuti sani. Durante l’esame, le aree dove si concentra l’attività cellulare anomala, legata ad un maggiore consumo di zucchero, sono quelle che hanno un’emissione più intensa di radiazioni e, quindi, possono essere ben definite dalla PET”.
Una delle evoluzioni tecnologiche più recenti è stata l’integrazione della PET con la TAC. In questo modo, in una sola sessione di esame è possibile ottenere sia indicazioni sulle eventuali alterazioni funzionali, sia un’accurata ricostruzione delle strutture coinvolte. Quando viene utilizzato anche il mezzo di contrasto della TAC, l’esame viene refertato sia dal medico nucleare sia dal radiologo, unendo così le due competenze per ottenere una visione ancora più completa ed accurata della patologia.

La PET per verificare l’efficacia delle cure
Un’altra tra le applicazioni della PET che sta diventando sempre più importante è la valutazione precoce della risposta del paziente ad una specifica terapia. Abbiamo capito che, in alcuni casi, sin dall’inizio della cura la PET consente di mettere in evidenza variazioni anche minime dell’attività delle cellule tumorali. Questo permette, già dalle prime somministrazioni, di sospendere i trattamenti che si rivelano inefficaci, indirizzando il paziente verso un altro percorso terapeutico. Oppure, quando la risposta alla terapia è positiva, consente di modularne in modo mirato e progressivo l’aggressività. Questa metodica di valutazione è in fase di ricerca clinica avanzata per alcuni linfomi, per il mesotelioma e per i tumori GIST (tumori stromali del tratto gastrointestinale) e i risultati sono interessanti e promettenti.

Per la valutazione dell’efficacia terapeutica, l’utilizzo della PET si sta rivelando molto utile anche per i nuovi farmaci anti angiogenetici: I tumori, per crescere e diffondersi spesso favoriscono la nascita di nuovi vasi sanguigni, destinati ad alimentare proprio le cellule cancerose. Da qualche anno è disponibile una classe di sostanze innovative in grado di interrompere questo processo, sostanzialmente ‘affamando’ il tumore. Si tratta di anticorpi monoclonali che fanno parte della nuova generazione di farmaci biologici impiegati in Oncologia, che agiscono a livello molecolare interferendo e bloccando i meccanismi di sviluppo del carcinoma. Questo tipo di terapie, però, dà risultati rilevanti solo in un numero limitato di pazienti che presentano particolari caratteristiche. Per questo sta diventando estremamente utile l’impiego della PET per valutare il prima possibile la risposta alla cura. Sul fronte delle terapie biologiche il passo successivo, attualmente oggetto di numerosi studi clinici, è mettere a punto, attraverso la PET, un protocollo che consenta di stabilire prima di iniziare la cura se le caratteristiche biologiche del paziente sono idonee all’impiego di un determinato farmaco.

Colpire il tumore
Lo studio delle caratteristiche molecolari dei tumori continua ad aprire nuove prospettive diagnostiche e terapeutiche. Oggi è possibile costruire un radiofarmaco sulla base della molecola più adatta ad ‘agganciarsi’ alle cellule cancerogene. In sostanza, si tratta di una sorta di ‘lampadina su misura’ che consente di illuminare con precisione le aree dell’organismo colpite dalla malattia. Così possiamo creare un ulteriore radiofarmaco nel quale alla molecola non sia più associata una ‘lampadina’ ma una ‘bomba’, ovvero una parte radioattiva in grado di colpire e distruggere le cellule tumorali evidenziate. In realtà i principi generali di questa modalità terapeutica sono noti da mezzo secolo: da tempo infatti si utilizza in modo analogo lo iodio radioattivo per trattare il tumore della tiroide. Ma solo oggi abbiamo gli strumenti adeguati per creare molecole da impiegare anche in altre neoplasie. Sono in fase di studio clinico le applicazioni sui linfomi, i tumori neuroendocrini, le lesioni cerebrali primitive e le metastasi al cervello, le metastasi scheletriche.

Nell’ambito della Medicina Nucleare, le innovazioni sul fronte dei radiofarmaci non riguardano solo le terapie biologiche. Stanno per essere messe a punto sostanze in grado di rilevare carcinomi che non rispondono in modo adeguato ai radiofarmaci tradizionali a base di glucosio marcato con fluoro, che sono quelli impiegati più comunemente. Ad esempio, il tumore della prostata ha uno scarso metabolismo del glucosio e quindi è difficilmente rilevabile con il classico esame sugar-PET. Invece, si è scoperto che risponde molto bene alla colina, una molecola utilizzata per costruire le membrane cellulari. Allo stesso modo, per i tumori neuroendocrini utilizziamo peptidi radio marcati, mentre per quelli cerebrali si sta rivelando particolarmente utile un aminoacido, la metionina, marcata con carbonio-11.

Il supporto alla Radioterapia
Una delle applicazioni più innovative della PET è il suo utilizzo nell’ambito della radioterapia a fasci esterni. Nei trattamenti radioterapici, le cellule bersaglio vengono normalmente individuate attraverso la TAC, che fornisce informazioni accuratissime ma esclusivamente sugli aspetti morfologici. Eseguendo, invece, un esame abbinato PET-TAC, si possono integrare gli elementi strutturali con i dati sulle aree più o meno attive del tumore. In questo modo è, quindi, possibile concentrare l’irradiazione in maniera più mirata e limitata, risparmiando ulteriormente i tessuti sani ma evitando di colpire inutilmente anche zone del tumore ormai inattive. Si ottiene così una riduzione complessiva delle radiazioni ed una maggiore efficacia terapeutica. Abbiamo visto, ad esempio, che nella terapia del tumore al polmone, con l’integrazione dei dati forniti dalla PET, il campo da irradiare si modifica in modo significativo. Altre importanti applicazioni della PET alla radioterapia riguardano i tumori cerebrali, quelli della prostata e dell’area testa e collo.

In particolare, per le neoplasie che colpiscono l’area testa e collo è in fase di studio un’ulteriore modalità di applicazione della PET, che è in grado di mettere in evidenza le aree del tumore meno ossigenate. Ci sono tumori che hanno delle zone ipossiche, dove cioè arriva poco ossigeno, e che resistono maggiormente alla radioterapia. Per questo stiamo predisponendo un radiofarmaco aggiuntivo e specifico, che è in grado di individuare con precisione queste aree, per poi poterle colpire con maggiore intensità.
L’Istituto Clinico Humanitas dispone, tra l’altro, del ciclotrone, uno degli apparecchi fondamentali per la produzione di radiofarmaci, che consente non solo di soddisfare le necessità correnti della Medicina Nucleare, ma anche di sviluppare sostanze per le applicazioni più innovative. Inoltre, la stretta collaborazione con Humanitas Gavazzeni e con il Centro Catanese di Oncologia permettono di garantire ai pazienti in diverse aree di Italia l’alto livello di competenze e conoscenze acquisite. La Medicina Nucleare, grazie alla PET e al grande lavoro di ricerca sui radiofarmaci offre metodiche diagnostiche e terapeutiche sempre più disegnate sulle caratteristiche biologiche del singolo paziente.

A cura della Redazione

I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 800 medici