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Cecità corticale: una rara condizione neurologica

La cecità corticale è una malattia oculare che deriva da una compromissione della corteccia visiva, quell’area del cervello deputata a ricevere ed elaborare le immagini catturate dagli occhi sotto forma di impulsi elettrici dandogli un senso e consentendoci quella che, a tutti gli effetti, definiamo visione. Se la corteccia visiva risulta danneggiata e non riesce a svolgere questa elaborazione, il paziente non è più in grado di vedere le immagini catturate dagli occhi, nonostante questi non abbiano riportato nessun danno. 

La cecità corticale è una condizione estremamente rara abitualmente causata da traumi o da altre patologie, come tumori dell’area occipitale o infarti.
Ne parliamo con il professor Alberto Albanese, responsabile dell’Unità di Neurologia I di Humanitas e docente di Humanitas University.

Cos’è la cecità corticale e quali sono le cause?

La cecità corticale interessa l’area visiva primaria. Viene infatti provocata da un’ischemia del lobo occipitale, deputato a ricevere ed elaborare la visione, che determina non solo la compromissione della capacità visiva, ma spesso anche la perdita di consapevolezza della mancata visione. Il paziente, pertanto, non solo non riesce più a vedere, ma non è consapevole di non vedere, motivo per cui risponde agli stimoli esterni che continua a ricevere (per esempio le voci) convinto di vedere, mentre a funzionare è un altro senso (nel nostro esempio, l’udito).

Alla base della cecità corticale, come abbiamo detto, spesso c’è un ictus ischemico o emorragico del circolo posteriore del cervello, provocato in alcuni casi da un trauma esterno. A causare la cecità corticale, inoltre, possono anche essere infezioni o l’assunzione di tossine come il monossido di carbonio. In ogni caso, i disturbi cerebrovascolari del circolo posteriore sono tra le più gravi manifestazioni neurologiche e hanno una prognosi mediamente peggiore dei disturbi cerebrovascolari del circolo anteriore.

Cecità corticale: come distinguerla dalle allucinazioni

“Abbiamo avuto un raro esempio di questa condizione a giugno 2022, quando un pugile del campionato WBF africano, Simiso Buthelezi, poi deceduto, è stato protagonista di una scena impressionante, mai vista in precedenza in un incontro di pugilato. Il pugile, probabilmente a causa di un episodio di cecità corticale, all’interno di un match ha iniziato a ingaggiare colpi in un punto del ring dove non si trovava nessun avversario, rispondendo, probabilmente, ai comandi vocali dell’arbitro e immaginando di vedere davanti a sé un avversario che, invece, non c’era”, spiega il professor Albanese.

“È stato ipotizzato che si trattasse di un episodio allucinatorio, tuttavia chi ha le allucinazioni in genere si volta per guardarsi attorno, spostando l’attenzione in più direzioni. Ma questo non appare nel video dell’incontro che è stato diffuso. Si osserva invece un comportamento del pugile monomorfo e una direzionalità lineare, come se immaginasse di avere l’avversario di fronte a sé, pur in assenza della conferma visiva. Tutti elementi, questi, che fanno propendere per un episodio di cecità corticale”, conclude il professore.

Specialista in Neurologia

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