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Breast Unit, non si può più aspettare: l’intervento del dottor Tinterri a Montecitorio

Si è svolto lunedì 29 maggio alle ore 16, presso la Sala della Lupa a Palazzo Montecitorio, il convegno “Il tempo è scaduto – Breast Unit in tutta Italia”. Un incontro per promuovere la cultura della prevenzione e della cura del tumore al seno e per richiamare alla necessità di attuare immediatamente i Centri di senologia multidisciplinari o Breast Unit.

L’incontro, promosso da Europa Donna, il movimento che rappresenta i diritti delle donne nella prevenzione e cura del tumore al seno, ha visto il saluto della Presidente della Camera, Laura Boldrini, e gli interventi di Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia, del dottor Corrado Tinterri, del Gruppo di coordinamento per l’implementazione della Rete delle strutture di senologia del Ministero della Salute e direttore della Breast Unit di Humanitas, di Paola Binetti e Paola Boldrini, deputate dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità.

Durante l’incontro è stato anche proiettato il video-appello per le “Breast Unit” realizzato da Europa Donna Italia.

L’intervento del dottor Tinterri

“Le Breast Unit rappresentano un nuovo modo di governare la sanità perché mettono al centro la donna e da un punto di vista sociale garantiscono vantaggi importantissimi: guarire di più, guarire meglio e spendere meno, razionalizzando i costi del Sistemi Sanitario.

Il tumore della mammella è un problema sociale ed è fondamentale garantire a tutte le donne l’accesso alle migliori cure possibili e l’Europa sta spingendo da diversi anni su questo tema.

Nel 2011 la Commissione Sanità del Senato ci chiese di fare una fotografia del tumore della mammella in Italia e nel documento presentato nel 2012 emergeva ciò che appare anche oggi in Europa: a seconda di dove una donna nasce ha una diversa probabilità di guarire perché le cure non sono uguali dappertutto. In Italia, purtroppo, ci sono ancora squilibri da regione a regione. Applicare questo modello consentirebbe anche di ridurre i cosiddetti viaggi della speranza: in Lombardia, per esempio, operiamo circa seimila donne provenienti dal Sud Italia”.

Un nuovo modello di assistenza

“C’è però un’evidenza scientifica che sottolinea come il 18% delle donne guarisca di più e viva di più se seguito in centri di senologia dedicati.

Le Breast Unit offrono infatti un nuovo modello di assistenza per il cancro alla mammella: dalla diagnosi alle cure palliative. Si pensi che nel nostro Paese ci sono oltre 30mila donne con malattia metastatica che sanno di non poter guarire, ma che possono veder prolungata la propria vita, anche grazie ai servizi offerti in questi Centri.

La multidisciplinarietà, e dunque la collaborazione tra i diversi specialisti, è un altro punto chiave. Al centro delle cure c’è sempre la paziente, che ha a sua disposizione professionisti dedicati, in altri casi difficilmente presenti: il genetista, il ginecologo per le pazienti che desiderano avere figli dopo la malattia, il psiconcologo, e così via.

Questi centri sono anche modelli formativi, grazie alla collaborazione con le Università e le Scuole di Specialità. Nascono anche nuove figure professionali, come le infermiere dedicate alle pazienti dei Centri di Senologia”.

Screening e ricerca

“Anche sullo screening occorre ancora lavorare, ci sono regioni in cui i dati di affluenza sono bassissimi. Occorre poi fare ricerca perché oggi il 40% dei tumori della mammella colpisce donne sotto i 50 anni, donne che spesso sono fuori dai programmi di screening, o che a volte sono molto giovani e presentano una mutazione genetica.

Da un’analisi effettuata, è emerso che se l’implementazione dello screening fosse stata fatta come avrebbe dovuto, in dieci anni si sarebbero salvate 50mila donne. Tenuto conto che muoiono circa 13mila donne all’anno per il tumore della mammella, sapere di salvarne il 20% in più ci darebbe dei numeri molto più importanti”.

Guarda l’intervento del dottor Corrado Tinterri, dal minuto 00.30:

 

 

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