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Artrosi dell’anca, diagnosi precoce e prevenzione

Nel caso dell’anca sia le patologie degenerative sia le malformazioni devono essere tenute sotto controllo specialistico.

Il nostro corpo è costruito e si muove come un meccanismo di altissima precisione. Se i suoi “ingranaggi” sono posizionati correttamente e conservati in maniera adeguata, ci garantiscono performance notevoli per un lunghissimo periodo di tempo. Se invece ci sono disarmonie nelle strutture cominciano i guai. Come accade, ad esempio, per l’artrosi dell’anca, un fenomeno che riguarda un italiano su quattro oltre i 60 anni, ma che può colpire anche fasce ben più giovani della popolazione.
“L’artrosi è una patologia cronica e degenerativa delle articolazioni, che coinvolge in particolare le cartilagini e provoca nel tempo dolori e immobilità crescente – spiega Guido Grappiolo, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia – Chirurgia Protesica di Humanitas – può essere correlata a fenomeni immunitari o a problemi metabolici che provocano un invecchiamento precoce dei tessuti. Ma, nella maggior parte dei casi, è legata a problemi di disallineamento meccanico”. Si tratta di uno scorretto posizionamento della testa del femore rispetto alla porzione del bacino che lo accoglie, ovvero l’acetabolo, o di anomalie nella forma di una o di entrambe le strutture ossee. “Una certa usura è fisiologica con l’avanzare dell’età – prosegue il dott. Grappiolo -anche se esistono persone ultracentenarie che hanno le articolazioni ancora in ottime condizioni. Ciò significa che la struttura è perfettamente allineata ed ha sempre ‘lavorato’ al meglio delle sue possibilità. È ben diverso quando esiste una malformazione che, a seconda della sua gravità, può rendere necessaria la protesizzazione anche in giovane età”.

Alcune anomalie sono riconoscibili dalla nascita. È il caso della displasia dell’anca, una situazione in cui si ha la completa fuoriuscita della testa del femore rispetto all’acetabolo. Nel tempo, se questo problema non viene adeguatamente trattato, avremo una lussazione permanente, considerata congenita. “Se la displasia viene immediatamente riconosciuta, è possibile riposizionare correttamente le anche, evitando che si sviluppi una lussazione iliaca. Non è un caso che nelle culture dove i bambini vengono portati a tracolla con le gambe divaricate, questa grave forma di displasia sia molto rara – aggiunge Grappiolo -. Forme più lievi di displasia, o alterazioni acquisite in età preadolescenziale possono aggravarsi con lo sviluppo ed il conseguente aumento di peso e di massa muscolare, e creare le premesse per marcate degenerazioni artrosiche”.
I casi più subdoli, pertanto, possono essere quelli in cui la malformazione è lieve e non presenta particolari sintomi, quindi non viene riconosciuta. “Questo genere di pazienti diventano sintomatici, solo dopo molti anni e a quel punto, cioè quando insorgono i dolori, spesso l’unico rimedio possibile è la protesi – spiega Grappiolo -. Moltissime persone che manifestano un’artrosi importante da adulti, hanno alle spalle un difetto lieve e non riconosciuto in giovane età. Se questo, invece, fosse stato diagnosticato e trattato per tempo, probabilmente, avrebbe tardato di diversi anni l’eventuale ricorso alla protesi”.

In questi casi è ancora quindi importante fare una diagnosi accurata e precoce. Oggi sono disponibili una serie di esami clinici specifici che permettono di definire la tipologia e la gravità della malformazione. “Il primo parametro è clinico, ovvero il test dell’intrarotazione – precisa Grappiolo -. Si fa distendere il paziente e si valuta se la sua capacità di ruotare l’anca rientra nella norma. Nel caso di una rotazione inadeguata, si prosegue l’indagine con una radiografia antero posteriore e con una cross table view. Questo esame consente di vedere con precisione la struttura, di valutare il reale funzionamento dell’articolazione; per capire quale intervento potrebbe essere necessario occorre approfondire con una particolare ARTO RMN”. A prescindere dalle specifiche patologie, esistono alcuni importanti fattori che possono aiutarci a conservare in buona efficienza il nostro sofisticato meccanismo articolare. “Va assolutamente evitato il sovrappeso, in particolare in età infantile, perché un carico eccessivo sull’articolazione può fare insorgere o aggravare problemi articolari. Va invece favorito il movimento fisico, ancorchè moderato. Andrebbero evitati sforzi eccessivi – conclude Grappiolo – come accade nell’agonismo estremo o in tutti quegli sport che generano forti stress fisici con potenziali sovraccarichi e traumi, in particolare su articolazioni ancora non completamente sviluppate come quelle dei ragazzi”.

A cura di Carlo Falciola e Manuela Lehnus

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