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Acquisti d’impulso e ansia: esiste un legame?

A tutti, una volta ogni tanto, può capitare di acquistare qualcosa d’impulso. Un oggetto o un vestito che ci piace molto, per esempio, e che si decide di comprare senza averne necessariamente bisogno e senza aver programmato la spesa. Si tratta di un comportamento il più delle volte innocuo, soprattutto se non si verifica regolarmente. Ma gli acquisti d’impulso, quando diventano particolarmente frequenti e incontrollati, possono indicare la presenza di una condizione di stress e, dando l’illusione di aiutare a contenerlo, contribuiscono invece ad aumentare il disagio emotivo
Quali sono le correlazioni tra lo shopping compulsivo e l’ansia e da quali aspetti si riconosce il problema?

Ne parliamo con il dottor Giacomo Calvi Parisetti, psicologo e psicoterapeuta di Humanitas PsicoCare.

Acquisti impulsivi: quando diventano problematici

Definiamo shopping o fare acquisti la nostra naturale, e talvolta necessaria, tendenza a comprare prodotti, oggetti, esperienze, alimenti in armonia con i nostri valori, obiettivi e con la nostra personale situazione finanziaria. Tuttavia, vi sono situazioni in cui il gesto dell’acquisto diventa veicolo di un disagio interiore: una condizione che può verificarsi quando si comprano di impulso uno o più oggetti di cui non solo non si ha realmente bisogno, ma il cui possesso, o la spesa che comportano, risultano in conflitto con i propri valori o con i propri obiettivi, rappresentando magari un vero e proprio problema per le finanze personali o per le relazioni sociali. 

Quando si acquista d’impulso in modo continuativo, infatti, possono innescarsi dei meccanismi di regolazione di emozioni negative, non necessariamente connesse agli oggetti presi in considerazione durante lo shopping. In questi casi, a una momentanea gratificazione segue una condizione di disagio psicologico e senso di colpa correlato alla consapevolezza di non aver saputo regolare i propri desideri in relazione alle proprie reali esigenze e possibilità. 

Ansia e shopping: quali correlazioni

Nella pratica clinica si può notare che spesso ansia e comportamenti compulsivi di acquisto sono correlati. Lo shopping, infatti, oltre a gratificazione e soddisfazione, ci dà anche l’illusione di avere il controllo della situazione, in quei momenti di sofferenza emotiva in cui, a causa di problemi estranei all’esperienza di acquisto vera e propria, stiamo vivendo un periodo di incertezza e timore del futuro. L’ansia può quindi fungere da trigger/stimolo attivante per l’acquisto compulsivo: la persona viene “attivata” dal vissuto di ansia e di conseguenza utilizza l’acquisto come strategia di regolazione emotiva per diminuirne l’intensità. Ciò può comportare un serio rischio poiché successivamente all’acquisto si possono sperimentare vissuti di colpa o ulteriore ansia, che a loro volta reinnescano l’acquisto compulsivo, esitando in un circolo vizioso continuo.

Se reiterato, quindi, l’acquisto compulsivo può portare ad aggiungere ai disagi psicologici già in essere una tendenza all’accumulo, alimentando il dolore e provocando, come abbiamo detto, senso di colpa. Se il problema è appena accennato, una volta che se ne è preso coscienza, si possono mettere in atto semplici strategie quotidiane, come impostare un budget di spesa da non oltrepassare o individuare strategie di regolazione emotiva alternative e maggiormente funzionali. Queste ultime possono essere, ad esempio, uscire a fare una passeggiata, telefonare a un amico per sfogarsi sul problema o distrarsi parlando d’altro, fare una doccia o un bagno rilassanti, fare un po’ di sport, dedicarsi ad un hobby o leggere un libro. Chiaramente non è detto che ciascuna di queste attività vada bene per tutti; è necessario sperimentarsi per testare e successivamente trovare l’alternativa migliore e più efficace all’acquisto impulsivo.

Se invece il problema è più radicato, per imparare a modificare comportamenti dannosi per il proprio benessere psicologico bisogna fare riferimento a uno specialista psicoterapeuta o psicoanalista, che saprà intervenire sulle difficoltà di autoregolazione della persona, aiutandolo a favorire un cambiamento positivo nelle proprie abitudini.

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