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Acalasia, al via uno studio multicentrico

Le Unità Operative di Chirurgia Generale Mininvasiva e Gastroenterologia di Humanitas, partecipano ad studio multicentrico e randomizzato condotto presso 16 Centri Europei e coordinato dall’Università di Amsterdam. Obiettivo, confrontare i risultati del trattamento endoscopico e di quello chirurgico nella terapia dell’acalasia esofagea idiopatica.
“L’acalasia – spiega il dott. Uberto Fumagalli, capo sezione di chirurgia esofago-gastrica – è un disturbo caratterizzato da un mancato rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore e dall’assenza di motilità del corpo esofageo, condizioni che impediscono il normale passaggio del bolo alimentare allo stomaco. Queste alterazioni determinano una progressiva dilatazione dell’esofago che si accompagna, oltre alla difficoltà di alimentarsi regolarmente, a rigurgito di cibo e dolore retrosternale, sintomi caratteristici dell’acalasia.
Il trattamento di questo disturbo può essere endoscopico o chirurgico. Al momento attuale, entrambe le metodiche hanno dimostrato un’efficacia sovrapponibile. E’ pertanto importante verificare, attraverso uno studio controllato randomizzato, l’eventuale superiorità di uno dei trattamenti”.

La tecnica endoscopica
“La metodica endoscopica – spiega la dott.ssa Roberta Barbera, responsabile del Laboratorio di Fisiopatologia Digestiva dell’Unità Operativa di Gastroenterologia – prevede due possibili approcci terapeutici: l’iniezione della tossina botulinica a livello dello sfintere esofageo inferiore, che ne determina il rilasciamento, o la ‘dilatazione pneumatica’ dello sfintere mediante un palloncino.
L’iniezione di tossina botulinica è efficace nel ridurre la disfagia ma in modo transitorio nel tempo, al massimo per i 6 mesi successivi alla procedura: questa tecnica trova quindi applicazioni limitate ai pazienti anziani ed in cattive condizioni generali, per i quali i trattamenti più complessi e gravati da una maggiore incidenza di complicanze come la dilatazione endoscopica o la chirurgia sono controindicati.
La dilatazione pneumatica consiste invece nell’introduzione per via endoscopica di un palloncino che, posizionato a livello dello sfintere esofageo inferiore, viene gonfiato a pressione elevata; ciò determina la lacerazione delle fibre muscolari sfinteriali e quindi la riduzione della pressione dello sfintere esofageo”. Quest’ultima procedura viene effettuata in sedazione profonda, con controllo anestesiologico, in regime di Day Hospital. L’efficacia di questa metodica varia tra il 50 ed il 90% dei casi.

Il trattamento chirurgico
“Il trattamento chirurgico dell’acalasia – spiega il dott. Uberto Fumagalli – consiste nella sezione delle fibre muscolari dell’esofago inferiore, dello sfintere esofageo inferiore e della parte prossimale della parete gastrica, riducendo così la pressione dello sfintere esofageo e con essa l’ostacolo alla progressione del cibo. La scomparsa della disfagia, o per lo meno la riduzione dei sintomi, si ottiene in un’elevata percentuale di casi (oltre il 90%).
L’intervento si esegue in anestesia generale con approccio generalmente laparoscopico, quindi con l’introduzione in addome di alcune cannule dette ‘trocar’, attraverso le quali vengono inseriti la telecamera e gli strumenti chirurgici. La procedura viene completata con l’esecuzione di una plastica antireflusso. Infatti la sezione del muscolo sfintere esofageo inferiore determina un agevole passaggio del contenuto viscerale non solo dall’esofago allo stomaco ma anche in senso inverso. Pertanto, l’acidità contenuta nello stomaco può facilmente passare nell’esofago e restarvi a lungo anche in virtù della cattiva motilità dell’esofago stesso.
Come per ogni intervento condotto in laparoscopia difficoltà tecniche o problemi intraoperatori possono rendere necessario proseguire l’operazione mediante un’incisione addominale ‘tradizionale’ (conversione laparotomica). Nell’esperienza di Humanitas, questo avviene in meno dell’1% dei casi”.
Entrambi gli approcci terapeutici illustrati, quello endoscopico e quello chirurgico, anche secondo il prof. Alberto Peracchia, senior consultant di Humanitas per la patologia esofagea, sono valide alternative, e questo studio si propone di verificarne i rispettivi vantaggi o l’eventuale superiorità di una metodica rispetto all’altra.
La relativa rarità della patologia fa sì che, per avere un numero sufficientemente significativo, di casi sia necessario effettuare la sperimentazione in più Centri, selezionati in base all’esperienza maturata in passato con entrambe le metodiche.

A cura della Redazione
18/01/2006

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