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ABCTO, un corso per la gestione delle occlusioni totali croniche coronariche

Il 27 maggio scorso, in Humanitas, si è svolto ABCTO, un corso teorico-pratico dedicato all’approccio percutaneo alle occlusioni totali croniche coronariche. L’evento, coordinato dal dott. Gabriele L. Gasparini, cardiologo di Humanitas, e dal dott. Jacopo A. Oreglia, cardiologo dell’ospedale Luigi Sacco, prevedeva sessioni teoriche e una simulazione dedicata ai casi pratici di pianificazione procedurale.

Durante il corso sono state proposte simulazioni allo scopo di condividere un approccio sistematico al trattamento percutaneo delle CTO.

Cosa sono le occlusioni totali croniche coronariche (CTO)?

Le occlusioni totali croniche coronariche (CTO) sono rappresentate da una completa chiusura del lume (cavità interna di un’arteria coronarica, dove scorre il flusso sanguigno) presente da almeno 3 mesi. Le CTO si riscontrano in una percentuale del 25-30% dei pazienti affetti da cardiopatia ischemica. Alla base del processo occlusivo non c’è quindi un evento miocardico acuto ma un’evoluzione progressiva, nel corso di mesi o anni, della patologia coronarica. La chiusura lenta e progressiva permette lo sviluppo di diversi circoli collaterali (una sorta di bypass naturali) al fine di garantire un minimo apporto di ossigeno nel territorio dell’arteria chiusa. “Tale apporto di ossigeno veicolato dal circolo collaterale – spiega il dott. Gasparini – può essere in grado di preservare dalla necrosi il miocardio, ma in circa il 95% dei casi non ne garantisce un’adeguata funzione (ischemia cronica). Il risultato è che il muscolo cardiaco si contrae con meno forza (ipocinesia) o non si contrae del tutto (acinesia)”. Il territorio cardiaco sotteso ad una CTO si definisce infatti “miocardio ibernato“, appunto perché riduce al minimo il proprio metabolismo (smettendo di contrarsi) per potersi mantenere “vivo”. “Per semplificare – spiega il dott. Gasparini – è come se una parte del cuore andasse in letargo“. Tuttavia in condizioni di aumentato fabbisogno di ossigeno, quale ad esempio uno sforzo fisico, tale regione del cuore entra in crisi perché incapace di contrarsi efficacemente.

Con quali sintomi si manifestano le occlusioni totali croniche coronariche e quali sono i rischi associati?

“ll sintomo predominante che si manifesta nei pazienti affetti da CTO è la ridotta tolleranza agli sforzi e la mancanza di fiato“, afferma il dott. Gasparini. Il paziente tende quindi a ridurre il proprio livello di autonomia per non accusare il sintomo, sino ad evitare del tutto qualsivoglia sforzo fisico. La classica angina pectoris non sempre è presente proprio perché il miocardio è “ibernato”. Con il passare degli anni la presenza di ischemia cronica può comportare un affaticamento cardiaco o esporre il paziente a rischi maggiori in caso di progressione della malattia ateromasica a carico di altre coronarie. Diversi studi hanno dimostrato un aumento della sopravvivenza a lungo termine nei pazienti sottoposti a rivascolarizzazione percutanea di CTO. Il razionale di questo effetto prognostico positivo si basa su una riduzione quantitativa del miocardio considerato “a rischio”, aspetto non trascurabile data la natura progressiva della patologia ateromasica coronarica. “Inoltre – spiega il dott. Gasparini – la letteratura conferma un effetto positivo sulla riduzione della sintomatologia dispnoica o anginosa e il miglioramento della qualità di vita (aumentata tolleranza allo sforzo)”. Tuttavia, in ragione dell’estrema complessità tecnica di tali interventi, in passato l’unica strategia terapeutica per i pazienti affetti da CTO era rappresentata dalla sola terapia medica o, in alternativa, dall’intervento di bypass aorto-coronarico.

evento simulazione

L’evento, articolato in quattro giornate, prevede presentazioni interattive, esercitazioni, casi live in the box e casi dal vivo.

Nuove tecnologie e competenze, quali caratteristiche sono richieste per il trattamento delle CTO?

Negli ultimi anni lo sviluppo di nuove tecnologie e dispositivi e l’introduzione di nuove tecniche hanno permesso l’approccio di tali lesioni complesse da parte di operatori esperti. L’approccio delle CTO richiede infatti maggiore esperienza e abilità rispetto alle altre tipologie di lesioni, nonché un’ottima conoscenza delle tecniche e dei materiali da utilizzare. È necessario pertanto un periodo di formazione specifica per apprendere i principi di ciascuna tecnica, in modo da ottenere il successo procedurale in una percentuale pari a circa l’85-90% dei casi.

Che cos’è ABCTO e quali obiettivi si pone?

L’ABCTO è un corso teorico-pratico rivolto a cardiologi interventisti già esperti nell’angioplastica coronarica “tradizionale”, il cui scopo è quello di condividere un approccio sistematico per il trattamento delle CTO con un metodo preciso e standardizzato, da utilizzare come punto di partenza e da perfezionare con la pratica. Chi beneficerà maggiormente di questo aggiornamento costante saranno proprio i pazienti, che riceveranno nel prossimo futuro trattamenti più sicuri ed efficaci. La seconda giornata di formazione in Humanitas è prevista per il prossimo 16 settembre. Il focus sarà sull’approccio retrogrado, e sono previste sessioni di live surgery.

I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 800 medici