Two subsets of stem-like CD8 memory T cell progenitors with distinct fate commitments in humans, questo il titolo della ricerca condotta da un team di ricercatori Humanitas in collaborazione con molteplici gruppi italiani e internazionali e coordinata dal dottor Enrico Lugli pubblicata da Nature Immunology il 12 ottobre. Si tratta di una ricerca durata diversi anni, che ha coinvolto varie professionalità ed è stata finanziata dall’ERC (European Research Council) e dall’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro). 

Ne approfondiamo il contenuto con il dottor Enrico Lugli, che si occupa da diverso tempo dello studio dei meccanismi dell’attività di regolazione dei linfociti T, importanti effettori del sistema immunitario che agiscono contro virus, tumori e diversi tipi di patogeni. I linfociti, dunque, sono cellule del sistema immunitario e quelli di classe T sono particolarmente importanti quando si parla di cancro. La loro azione, infatti, dovrebbe essere rivolta a uccidere la cellula tumorale eppure, spesso, è lo stesso ambiente tumorale a impedirne il corretto funzionamento.

Lo studio su Nature Immunology

“Nel mio lavoro mi sono sempre occupato di definire le caratteristiche delle cellule utilizzabili per avere una risposta ai tumori efficace e duratura. I linfociti presenti nell’organismo non sono tutti uguali: li classifichiamo in linfociti T e linfociti B e, all’interno di queste categorie si trovano ulteriori sotto-popolazioni che, in fase di ricerca, sono state analizzate accuratamente cellula per cellula e raggruppate a seconda delle loro caratteristiche. In questo modo è stato possibile valutare quali, tra le popolazioni ottenute da queste analisi, riescano a rispondere meglio ai tumori”, ha spiegato il dottor Lugli. 

“Grazie alle tecnologie di cui disponiamo, abbiamo definito con maggior precisione la classificazione dei linfociti T umani con caratteristiche simil-staminali, trovando una nuova popolazione, mai analizzata prima, che risulta presente anche nei soggetti sani ma che ha caratteristiche generalmente riscontrabili a livello tumorale. Questo, ovviamente, non significa che qualsiasi persona sia predisposta a sviluppare un cancro, ma che ci sono caratteristiche fisiologiche utilizzate dall’organismo, probabilmente sviluppate per regolare la risposta immunitaria, che vengono a loro volta sfruttate dai tumori per spegnere la risposta stessa.

Dunque, durante l’attività di ricerca è stata riscontrata una nuova popolazione cellulare, fino ad oggi sconosciuta, simile ai linfociti T simil-staminali precedentemente descritti da noi nel 2011 ma che, allo stesso tempo, mostra le alterazioni disfunzionali che normalmente troviamo nei linfociti cosiddetti ‘esausti’ che infiltrano i tumori solidi, che fanno sì che la funzionalità sia più limitata. Di conseguenza siamo riusciti a definire con estrema precisione le cellule da poter utilizzare nell’ottica di una terapia cellulare, ad esempio quelle che prevedono l’uso delle cellule CAR-T. In particolare, per garantire la risposta anti-tumorale nel lungo periodo, i linfociti T utilizzati in terapia non solo devono assumere le caratteristiche dei linfociti T simil-staminali ma devono evitare di diventare ‘esausti’”, ha concluso il dottor Lugli.