Il 28 Luglio ricorre la Giornata mondiale delle epatiti virali, un problema sanitario che nel mondo interessa quasi 200 milioni di persone. In Italia si stima che siano almeno 700.000 le persone che soffrono di queste patologie, con la maggior parte dei pazienti non a conoscenza della loro malattia. Ne parliamo con il professor Alessio Aghemo, Responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Interna ed Epatologia in Humanitas e docente di Humanitas University.

“L’arrivo di antivirali in grado di guarire l’epatite virale C nel 98% dei casi e la disponibilità di un vaccino per l’epatite B, ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a sviluppare un piano per l’eliminazione di queste malattie entro il 2030. L’Italia, grazie a un sistema sanitario universale e gratuito, è uno dei pochi paesi al mondo in grado di raggiungere questo obiettivo che si basa sull’identificazione dei pazienti e il loro rapido accesso alle cure antivirali”, spiega.

La cura delle epatiti virali in Humanitas

“In Humanitas grazie a percorsi di ottimizzazione tra l’attività clinica e farmaceutica è possibile accedere rapidamente al trattamento contro l’epatite C che è ora erogato direttamente dalla nostra farmacia. Inoltre nel 2020 è stato introdotto un nuovo antivirale per l’Epatite B, il Tenofovir Alafenamide, che unisce alla potenza antivirale un migliore profilo di sicurezza rispetto ai farmaci precedentemente in commercio. Come ultimo pilastro del trattamento antivirale, per i pazienti affetti da Epatite Delta, è ancora disponibile nell’Unità di Medicina Interna ed Epatologia un trial clinico con Lonafarnib un farmaco promettente ed in avanzata fase di sviluppo clinico.

“L’impegno di Humanitas contro le epatiti virali è caratterizzato da una struttura ambulatoriale e di day Hospital dedicata alle cure di questi pazienti, che garantisce a tutti i pazienti un elevato livello di cura con percorsi standardizzati e un’équipe specialistica dedicata”, prosegue lo specialista.

Malattie epatiche avanzate: in Humanitas le cure non si sono fermate con la pandemia

La pandemia da COVID-19 ha messo a dura prova i pazienti con malattie croniche di fegato che spesso hanno dovuto sospendere o rimandare i controlli programmati. Da una recente analisi dell’Associazione Italiana per lo studio delle malattie di fegato (AISF) coordinata dal professor Aghemo, emerge come circa il 50-60% dei centri abbia ridotto o sospeso la propria attività nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020.

In Humanitas grazie alla collaborazione tra specialisti (Epatologi, Chirurghi, Oncologi e Radiologi) del Gruppo Epato-oncologico, la gestione dei pazienti con malattie epatiche avanzate non è stata mai interrotta e dall’8 maggio l’attività ambulatoriale ha ripreso a funzionare a pieno regime per tutti i pazienti con malattie di fegato.

Le sfide per il futuro

“La sfida che ci aspetta nel futuro è assicurare le cure ai pazienti già seguiti presso il nostro centro, garantendo anche l’accesso al centro ai nuovi pazienti identificati nel 2020-2021.  All’interno del DPCM “milleproroghe” sono stati infatti inseriti fondi dedicati per l’identificazione dei pazienti con epatite virale; e inoltre gli incontri organizzati da Humanitas tra la nostra unità Operativa e i medici di medicina generale nel 2020 sono stati focalizzati sull’identificazione dei pazienti e sul rapporto tra specialista e medico del territorio”, ha concluso il professor Aghemo.