Il colon irritabile è un disturbo che tende a verificarsi con frequenza e che affligge in particolar modo le donne: a soffrirne sono due persone su dieci, che, nella maggior parte dei casi denunciano sintomi in zona addominale. Dolore, ma anche gonfiore e irregolarità intestinale.

Il professor Silvio Danese, Responsabile del Centro per le Malattie infiammatorie croniche intestinali in Humanitas e docente di Humanitas University, ha approfondito l’argomento in un’intervista a TV2000. 

Il colon irritabile: una patologia funzionale

“Oltre ai sintomi addominali”, spiega il professor Danese “ci possono essere anche dei sintomi extra-intestinali, come l’emicrania, l’irritabilità, la difficoltà a concentrarsi. Insomma, è una patologia molto variegata, che prevede sintomi comuni anche ad altre patologie. 

Quando parliamo di colon irritabile parliamo di una patologia funzionale, perché l’organo rimane perfettamente normale e, quando il paziente si sottopone a test come gli esami del sangue o quelli per la ricerca di infezioni intestinali, questi risultano negativi”. 

Quali possono essere le cause di questo disturbo?

“In molti pazienti sono spesso l’ansia e lo stress a far insorgere o a riacutizzare questi sintomi. Ma ci sono anche altre cause, come le alterazioni della mobilità del tratto digestivo, o un’alterazione della flora intestinale, che noi chiamiamo disbiosi. In alcuni pazienti una gastroenterite può essere il campanello d’allarme del colon irritabile, perché l’intestino fatica a tornare alla sua regolarità tipica.

Altre cause per il colon irritabile possono essere delle intolleranze o delle allergie alimentari, e ancora l’utilizzo di determinati farmaci che possono causare un rallentamento o un’alterazione della motilità intestinale. Anche piccole infiammazioni possono essere un fattore di rischio: si può verificare la presenza di alcuni globuli bianchi che, in maniera atipica, infiltrano le pareti della mucosa intestinale, oppure in alcuni casi è stata trovata la presenza di cellule che possono essere coinvolte nelle allergie, come gli eosinofili”, precisa il professore.

Che terapie abbiamo a disposizione per il colon irritabile?

“La prima cosa che consigliamo ai nostri pazienti è cambiare lo stile di vita”, approfondisce lo specialista.
“Quindi fare movimento, bere a sufficienza, cambiare alimentazione: insomma, tutte quelle norme che definiamo igienico-comportamentali. Se i pazienti non rispondono a questo primo approccio, allora si possono utilizzare dei farmaci, che devono essere diversi a seconda del tipo di manifestazione della malattia. Si possono utilizzare dei farmaci antispastici per esempio, o dei fermenti lattici. Nei pazienti che presentano stitichezza può essere utile l’integrazione con dei lassativi non irritanti, mentre per i pazienti che manifestano un forte gonfiore si possono utilizzare antibiotici intestinali che riescono a ridurre la fermentazione a opera della flora intestinale”. 

Alimentazione e colon irritabile: che tipo di dieta seguire?

“La dieta Fodmap è altamente efficace e prevede l’eliminazione, o la riduzione, di tutti quegli zuccheri che sono scarsamente digeribili, come gli oligosaccaridi, i monosaccaridi e tutte quelle sostanze che possono aumentare il richiamo di acqua nel lume dell’intestino. Da questo punto di vista è importante che al gastroenterologo si affianchi un dietista, ma in generale gli alimenti sconsigliati sono quelli che aumentano la fermentazione, come il latte, i legumi, i carciofi, le mele, le pesche, le albicocche, la birra. 

Sono invece consigliati alimenti come il pesce, la carne, il glutine (nei pazienti che riescono a tollerarlo), le banane, le fragole, e i formaggi stagionati che, quindi, hanno perso il lattosio. Queste però non sono regole fisse: bisogna tenere in considerazione la tolleranza individuale degli alimenti, ed è molto importante anche non fare esclusioni nel lungo termine e, come ho detto, affidarsi sempre a un dietista”, conclude il professor Danese.