Coronavirus (COVID-19) outbreak: what the department of endoscopy should know”: questo il titolo dell’articolo pubblicato su Gastrointestinal Endoscopy da diversi specialisti di Humanitas e che vede come primo autore il professor Alessandro Repici, Responsabile di Endoscopia digestiva e docente di Humanitas University.

L’articolo è frutto dell’esperienza di Humanitas nella gestione dei pazienti che devono sottoporsi a procedure endoscopiche mentre è in corso la pandemia COVID-19 e contiene le raccomandazioni per le Unità di Endoscopia digestiva che sono per loro natura esposte a un rischio importante di infezioni respiratorie.

Come ci spiega il professor Repici: “Le nostre raccomandazioni sono state adottate e integrate dalla maggior parte delle Società Scientifiche di Gastroenterologia di diversi Paesi: da quelle di Filippine, Malesia e Russia a quelle dell’America Latina, passando per le Società statunitensi e canadesi”.

La diffusione dell’infezione

“Il primo caso accertato di infezione da SARS-CoV-2 è stato registrato il 18 febbraio 2020, poco dopo i primi report provenienti dalla Cina. Da quel momento, in Italia e in altre nazioni di tutto il mondo, sono state adottate misure preventive restrittive per proteggere la popolazione dal disseminarsi dell’infezione. Nonostante queste precauzioni, il numero di persone infette ha continuato a crescere a ritmo esponenziale, con una quota significativa di persone che hanno sviluppato insufficienza respiratoria acuta e richiesto il ricovero nelle Terapie intensive”, continua il prof. Repici. 

Il rischio nelle Unità di Endoscopia Digestiva

“Le Unità di Endoscopia Digestiva sono per loro caratteristica esposte a un rischio significativo di diffusione di infezioni respiratorie: queste possono essere veicolate per via aerea ed esistono alcune ipotesi di possibile trasmissione oro-fecale che però a oggi non sono state ancora confermate.

Alla luce di queste considerazioni è essenziale stratificare il rischio d’infezione di ciascun paziente che si sottopone a procedura endoscopica, così da potersi dotare di tutti i dispositivi di protezione individuale (DPI) necessari. Questa valutazione del rischio può essere eseguita con un semplice protocollo di triage, mirato a valutare nel paziente l’eventuale presenza di febbre e/o sintomi respiratori, la provenienza da aree ad alto rischio o il contatto con individui COVID-19 positivi”, prosegue lo specialista.

Attenzione alla svestizione e alla sanificazione della strumentazione

“Per l’operatore di sala è altrettanto importante il momento della rimozione dei dispositivi di protezione individuale indossati: questa procedura infatti rappresenta una situazione di rischio per contrarre l’infezione in quanto i dispositivi potrebbero contenere materiale infetto. Proprio per questo motivo la svestizione dai DPI deve essere condotta rigorosamente, seguendo indicazioni ben codificate.

Per quanto riguarda la sanificazione della strumentazione (endoscopi e accessori) e della sala endoscopica, non esistono al momento indicazioni specifiche se non quelle di attenersi alle raccomandazioni già fornite dalle Linee Guide delle principali Società scientifiche a livello europeo e globale (come per esempio ESGE – European Society of Gastrointestinal Endoscopy, ASGE – American Society for Gastrointestinal Endoscopy).

È un momento difficile per il mondo intero e noi, come endoscopisti e soprattutto come medici, abbiamo un’ulteriore responsabilità nei confronti di noi stessi e dei nostri pazienti”, ha concluso il professor Repici.