L’elettrostimolazione del nervo vago potrebbe ridurre i sintomi dell’artrite reumatoide: lo rivela uno studio programmato della Standford University che è stato presentato al Congresso Europeo di Reumatologia (Eular) a Madrid.

Ne ha parlato in una intervista il professor Carlo Selmi, responsabile di Reumatologia e Immunologia Clinica in Humanitas durante un’intervista a Radio24.

Un approccio promettente per il futuro

“Lo studio ha dato molta sorpresa alla platea – ha detto il professor Selmi – ma dimostra il fatto che si sta iniziando a capire la correlazione che c’è tra sistema nervoso e il sistema immunitario”. “Il sistema nervoso volontario e involontario, cioè il simpatico e il parasimpatico, sono i migliori candidati per controllare la risposta alle terapie”.

Questo studio in particolare “ha incluso pazienti con artrite reumatoide molto resistente, che già avevano avuto due tipi di trattamenti senza successo. In questi pazienti l’elettrostimolazione del nervo vago, secondo lo studio, ha potuto ridurre le infiammazioni a livello periferico”.

“Sebbene fosse uno studio condotto su pochi pazienti, e ancora non fattibile e applicabile in pratica clinica quotidiana, ha dimostrato che l’elettrostimolazione è uno degli approcci più promettente per il futuro”, ha concluso il professore.

Lo studio pilota sul nervo vago

Il nervo vago è il più lungo e il più complesso delle 12 coppie di nervi cranici che provengono dal cervello e arrivano verso gli organi del collo, del torace e dell’addome. Lo studio pilota della Stanford University, condotto su 14 pazienti, ha impiantato un neurostimolatore miniaturizzato nei pazienti che soffrono di artrite reumatoide. I pazienti sono stati randomizzati in tre gruppi: placebo, stimolati una volta al giorno o stimolati 4 volte al giorno per 12 settimane. Alla fine dello studio, i pazienti che hanno ricevuto la stimolazione una volta al giorno hanno mostrato di avere una risposta migliore rispetto a quelli sottoposti a stimolazione 4 volte al giorno, con due terzi che sono arrivate a soddisfare i criteri Eular di risposta positiva o moderata a un trattamento.

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