La tiroide è una ghiandola endocrina posta nella regione anteriore del collo: il suo compito principale è quello di produrre gli ormoni tiroidei, funzionali a tutto il nostro organismo. Questi ormoni controllano importanti processi biologici come, ad esempio, la regolazione di numerose funzioni metaboliche.

Ne parla il professor Furio Pacini, Medico Specialista di Endocrinologia e Diabetologia di Humanitas.

I disturbi della tiroide: gozzo, noduli, disfunzioni iper e ipotiroidismo

Il gozzo è semplicemente un aumento del volume della tiroide; la dimensione può variare: nella maggior parte dei casi si tratta di un piccolo aumento, che non causa sintomi o fastidi ma, in alcuni casi se può essere più impegnativo portando a disturbi, ad esempio, della respirazione e della deglutizione.

I noduli, invece, sono vere e proprie tumefazioni, cioè formazioni solide (in alcuni casi piene di liquido) che si formano all’interno della ghiandola. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità sono la malattia tiroidea più frequente, ma sono quasi sempre benigne. Solo il 3-5% dei casi hanno caratteristiche maligne (tumori della tiroide). 

 Ad oggi i disturbi della tiroide come il gozzo e i noduli tiroidei sono molto frequenti nella popolazione generale, soprattutto in quella femminile dopo i 40-50 anni. Essendo dovuti molto spesso alla carenza di iodio – un elemento molto importante che condiziona la produzione di ormoni e il buon funzionamento della tiroide – le patologie e i disturbi legati a questo organo si potrebbero prevenire a partire dalla dieta, aumentando l’apporto di iodio nella dieta, ad esempio attraverso l’utilizzo del sale addizionato di iodio (sale iodato). 

Altre malattie della tiroide sono, appunto, i tumori maligni, dovuti ad una trasformazione in senso maligno di una o più cellule tiroidee con conseguente crescita incontrollata: sono tumori tendenzialmente molto lenti e poco aggressivi.

Quando la tiroide produce troppi ormoni tiroidei si parla di ipertiroidismo, che ha come sintomi più frequenti la perdita di peso, nervosismo, ansia e cambi di umore; mentre se la tiroide non produce abbastanza ormoni tiroidei si verifica l’ipotiroidismo che potrebbe causare, tra le altre cose problemi al metabolismo e sovrappeso.

La diagnosi

L’utilizzo di nuove tecnologie (principalmente l’ecografia) per la diagnosi di questi disturbi ha portato, negli ultimi 10 anni, alla scoperta di un numero sempre maggiore di noduli della tiroide: si calcola che l’incidenza dei noduli “clinici” cioè abbastanza grossi da essere scoperti dal paziente o dal medico con la semplice ispezione del collo, è del 5-10% della popolazione. Grazie alle ecografie, si riesce a diagnosticare e monitorare anche noduli tiroidei di piccole dimensioni, che alla palpazione non sarebbero scoperti. 

La conseguenza è che in casistiche ecografiche l’incidenza dei noduli tiroidei dopo i 50 anni raggiunge addirittura il 30-40% della popolazione, rappresentando così un fenomeno di importanza medico-sociale.  Di questi, soltanto il 3-5% di tutti i noduli tiroidei, sono maligni, indipendentemente dalle loro dimensioni.  

La diagnosi passa attraverso diversi passaggi e analisi concordate con il medico. In prima battuta si esegue l’ecografia e il dosaggio degli ormoni tiroidei. Se è è presente un disturbo della funzione tiroidea (ipo o ipertiroidismo) si procede con l’opportuno trattamento, che in genere è di natura medica. Se invece ci troviamo di fronte ad un nodulo tiroideo si prosegue con l’esecuzione di un agoaspirato che serve a ottenere gruppi di cellule che analizzate al microscopio ci danno indicazioni sulla benignità o la malignità del nodulo stesso. Una volta ottenuta la diagnosi finale il medico provvede alla terapia più opportuna. 

Le terapie

Ovviamente la terapia di noduli tiroidei varia in rapporto alla natura benigna o maligna: i noduli benigni non funzionanti  “non necessitano in genere di alcuna terapia, a meno che non siano di dimensioni molto grosse, cioè più di 3-4 centimetri, tali da causare sintomi ‘collaterali’ come la compressione a livello del collo, quali disfagia, compressione e deviazione tracheale o disfonia. In questi casi può essere necessario l’intervento chirurgico che in caso di nodulo unico sarà di lobectomia, riservando la tiroidectomia totale ai soli casi gozzi multinodulari”, ha spiegato l’endocrinologo di Humanitas.

Nel caso di noduli maligni, invece, la terapia chirurgica è obbligatoria e consiste nell’asportazione parziale o totale della tiroide. Dopo l’intervento chirurgico la grande maggioranza dei tumori maligni della tiroide (più del 90%) guarisce perfettamente e definitivamente.

La personalizzazione delle terapie

Come avviene ormai nelle terapie di gran parte delle patologie del nostro corpo, anche per quanto riguarda le malattie della tiroide la parola chiave è “personalizzare”: “negli anni il trattamento delle neoplasie maligne è sempre più indirizzato ad una terapia personalizzata in base alle caratteristiche cliniche del paziente – ha detto Pacini -. Non più una terapia uguale per tutti, ma una terapia basata sul reale rischio individuale. Questo consente l’esecuzione di terapie meno invasive per i casi a prognosi buona, riservando le terapie più complete alle sole forme aggressive”, ha concluso.

 

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