La condivisione e la speranza nella ricerca. È questo che ha aiutato Elisa nei momenti più difficili: quelli in cui scopri la malattia – un glioma di alto grado al cervello -, quelli in cui la affronti e impari a conviverci.
Elisa ha trent’anni; nel 2017 inizia a soffrire di un forte emicrania con aura e dopo alcuni esami scopre la massa tumorale. “I chirurgi mi sconsigliano l’operazione – racconta – perché il tumore è localizzato troppo in profondità e con un’intervento chirurgico sarebbero più i rischi dei benefici. Inizio così la terapia in Humanitas con i dottori Matteo Simonelli e la dott.ssa Elena Lorenzi (dell’Unità operativa di Oncologia Medica in Humanitas), sia con radioterapia che chemioterapia e rispondo bene”. I dolori diminuiscono, rimane la stanchezza e “la voglia di riprendere in mano la mia vita”.
”C’è chi rifiuta il tumore e continua fare la propria vita facendo finta che non sia niente. Io non riesco – ha raccontato ancora Elisa che lavora nel mondo della pubblicità – : l’ho accettato, mi sono anche raccontata attraverso i anche sui social. Ora sono consapevole e positiva”.

La condivisione e l’impegno nel progetto AYA

In Humanitas Elisa ha scoperto il progetto AYA (Adolescents and Young Adults) dell’Humanitas Cancer Center che dedica ai pazienti oncologici cosiddetti giovaniadulti (tra i 16 e i 39 anni) un percorso sia clinico che psico-sociale. Molte sono infatti le domande che si pongono i giovani pazienti: se potranno avere un figlio dopo il tumore, se c’è un modo per superare il blocco mentale e l’ansia che parlare della malattia genera o se troveranno un lavoro.
“Mi sono subito attivata in questo progetto – ha spiegato Elisa – e ho conosciuto tantissimi ragazzi della mia età che affrontano il percorso oncologico. È stato fondamentale perché capisci di non essere solo e condividi con loro dubbi, domande, paure e anche gioie o speranze. Fuori dal progetto tutti cercano di comprendere quello che ci è accaduto ma difficilmente riescono a farlo davvero. Quando invece condividi la stessa esperienza, nel bene e nel male, queste persone diventano punti di riferimento. Sono nate vere e proprie amicizie”.

La ricerca in Humanitas sui gliomi

In Humanitas un team multidisciplinare di neuro-oncologia formato da neurochirurghi, radioterapisti, neuro-radiologi, anatomopatologi e neurofisiatri – di cui il dott. Matteo Simonelli e la dott.ssa Elena Lorenzi fanno parte per l’Oncologia – si occupa della gestione tutti gli aspetti diagnostici, terapeutici ed assistenziali dei pazienti affetti da tumori primitivi cerebrali.

Con cadenza settimanale il team si riunisce per discutere ed impostare l’iter diagnostico-terapeutico dei casi a maggiore complessità.

Ad oggi sono attivi in Humanitas diversi studi clinici sperimentali incentrati sull’utilizzo di nuovi farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici, di cui si vuole studiare la sicurezza e l’efficacia in diverse tipologie di tumori solidi fra cui anche i gliomi.

Alla ricerca clinica si affianca anche una parte significativa di ricerca traslazionale svolta in collaborazione con i laboratori preclinici di Humanitas in continua crescita ed espansione, volta ad identificare fattori prognostici, predittivi o nuovi targets terapeutici.

Tra questi snche alcune ricerche sul Glioblastoma multiforme (GBM), il tumore cerebrale più comune negli adulti che causa circa 11mile decessi all’anno e ha un tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi inferiore al 5%, trattato con chirurgia, radioterapia e temozolomide sono le terapie disponibili.

I ricercatori del Laboratorio di Farmacologia e Patologia del Sistema Nervoso di Humanitas hanni lavorato anche su un progetto di ricerca che studia la sintesi di un nanovettore attivato da metalloproteasi, allo scopo di migliorare la sua penetrazione all’interno del sistema nervoso e, in modo specifico, nella cellula tumorale.
Lo studio prevede l’utilizzo di un modello di barriera ematoencefalica messo a punto nel laboratorio di Farmacologia e Patologia del Sistema Nervoso di Humanitas per analizzare la capacità di arrivo del nanovettore al tumore e agli organi periferici, le proprietà farmacocinetiche e la possibile tossicità, locale e sistemica.
“Ad oggi una cura diversa, per me, non c’é ma sono tanti gli studi in corso su medicinali in sperimentazione e non è da escludersi che si trovi qualcosa che possa farmi tornare alla mia vita”, ha concluso Elisa.

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