“Ga-PSMA Positron Emission Tomography/Computerized Tomography for Primary Diagnosis of Prostate Cancer in Men with Contraindications to or Negative Multiparametric Magnetic Resonance Imaging: A Prospective Observational Study”: questo il titolo dello studio che è stato pubblicato sulla homepage del sito del Journal of Urology, prestigiosa rivista della American Urological Association, l’associazione americana degli urologi.

Si tratta di uno studio prospettivo osservazionale, frutto di un lavoro multidisciplinare di Humanitas che ha visto coinvolte l’Unità Operativa di Urologia, diretta dal professor Giorgio Guazzoni, l’Unità operativa di Radiologia, diretta dal dottor Luca Balzarini, l’Unità operativa di PET e Medicina nucleare, diretta dal professor Arturo Chiti e quella di Anatomia Patologica, diretta dal prof. Massimo Roncalli.

Lo studio

Il lavoro, coordinato dalla dottoressa Egesta Lopci, della Medicina Nucleare, e dal dottor Massimo Lazzeri, del Dipartimento di Urologia, ha indagato, avvalendosi di tecniche di imaging sofisticate, la possibilità di diagnosi in pazienti con sospetto clinico di tumore alla prostata che presentavano una biopsia negativa o una risonanza magnetica negativa, oppure in coloro che avrebbero dovuto essere sottoposti a risonanza magnetica, ma nei quali l’esame non era possibile, per esempio perché i pazienti erano claustrofobici o in caso di controindicazioni quali la presenza di pacemaker.

Gli specialisti di Humanitas hanno dunque sottoposto i pazienti a PET/TAC utilizzando come radiotracciante il PSMA (prostate specific membrane antigen), un antigene specifico espresso dalla membrana prostatica delle cellule neoplastiche. Ne è emerso che è così possibile effettuare una diagnosi primaria di carcinoma prostatico con una biopsia di fusione mirata sulla regione di interesse. Lo studio ha dunque dimostrato che questa tecnica è fattibile, efficace e sicura per il paziente e la combinazione di PET e TAC con PSMA potrebbe rappresentare la metodica di imaging più promettente per diagnosticare ed effettuare una classificazione di rischio di un tumore alla prostata nei pazienti con controindicazioni alla risonanza magnetica o nei quali l’esame – pur a fronte di un sospetto clinico – ha dato risultati negativi.

Perché questo studio è così significativo?

Questo lavoro ha riscosso notevole interesse nella comunità scientifica, tanto da essere apparso sulla homepage del Journal of Urology, perché risponde a un’esigenza molto sentita per quanto riguarda il tumore della prostata: ovvero la corretta diagnosi; oggi infatti si lavora per riuscire a selezionare con esattezza i pazienti con carcinoma prostatico significativo.

Questo studio poi rappresenta una grande novità nel panorama della ricerca nell’ambito della diagnosi primaria perché offre una risposta clinica e non solo scientifica.

Lo studio infine dimostra quanto sia fondamentale ed efficace il lavoro in Humanitas: un lavoro frutto di un approccio multidisciplinare e traslazionale, che mette in sinergia le diverse competenze specialistiche e che è in grado di trasferire nella pratica clinica ciò che viene studiato e osservato in laboratorio.