Una donna su otto viene colpita da tumore al seno e anche se il tasso di mortalità è in diminuzione i casi aumentano. Quali sono le strategie di prevenzione? Ne ha parlato il dottor Corrado Tinterri, direttore della Breast Unit di Humanitas, ospite in studio a Buongiorno benessere su Rai Uno.

“Aver avuto una madre o una parente stretto con carcinoma mammario è il primo campanello d’allarme per una donna che supera i 30 anni e che dunque deve iniziare a pensare a questo tipo di prevenzione”, spiega il dottor Tinterri.

Oltre alla familiarità, occorre poi avere particolare attenzione nei confronti del proprio stile di vita. “È fondamentale poi lo stile di vita, è bene infatti assicurarsi una buona alimentazione, dedicarsi regolarmente all’attività fisica ed evitare la sedentarietà. È consigliabile poi stare particolarmente attenti al percorso di fertilità femminile: le gravidanze e l’allattamento sono infatti fattori protettivi nei confronti di questa malattia”.

I segnali da non sottovalutare

Tutte le modifiche che avvengono al proprio seno vanno ritenute campanelli di allarme, per cui è bene rivolgersi a una specialista. Ne sono un esempio: “la comparsa di secrezione ematica, cambiamenti della pelle del seno – in particolare la pelle a buccia d‘arancia – e del seno stesso, come l’introflessione del capezzolo o il cambiamento del verso o della forma del capezzolo, o noduli che prima non si sentivano.

Avere coscienza del proprio corpo e del proprio seno, anche mediante l’autopalpazione, è importante. Giocano poi un ruolo fondamentale le campagne di screening e i programmi già diffusi sul territorio nazionale, come quelli mammografici.

L’importanza dei Centri di senologia

“L’Italia è tra i primi Paesi europei ad aver istituito una legge sui Centri di senologia quindi oggi tutte le Regioni sono tenute a creare dei Centri dedicati al tumore al seno nei quali le donne, senza dover sostenere i cosiddetti viaggi della speranza, possono trovare professionisti specializzati per queste patologie, come oncologo medico, chirurgo, radiologo, radioterapista e psico-oncologo: figure che oggi garantiscono in questi Centri il 20% in più di riduzione della mortalità per questa malattia”, ha concluso il dottor Tinterri.

Guarda l’intervista al dottor Tinterri, dal minuto 37.54, clicca qui

 

 

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