All’origine delle patologie che colpiscono il colon-retto ci sono sempre più spesso stili di vita poco salutari: un’alimentazione sregolata, la sedentarietà, i chili di troppo, il fumo e l’alcol; in altri casi, il rischio è legato a fattori ereditari.

Delle patologie del colon-retto e dei vantaggi della chirurgia mininvasiva ha parlato il professor Antonino Spinelli, Responsabile della Chirurgia del Colon e del Retto in Humanitas, in un’intervista a Tg2 Medicina 33.

“Esistono tre grossi ambiti di patologia: il primo, il più noto, è rappresentato dalle patologie oncologiche del colon e del retto; un altro grosso gruppo è quello delle malattie infiammatorie dell’intestino (malattia di Crohn e colite ulcerosa) e infine la malattia diverticolare”.

Il tumore del colon-retto

Il tumore del colon-retto rappresenta la seconda neoplasia per incidenza e mortalità nei Paesi occidentali. In italia ogni anno sono 40mila le donne colpite, mentre gli uomini sono 70mila.

“Mentre tradizionalmente le fasce di età più colpite erano quelle superiori ai 60 anni, alcuni recenti studi hanno sempre più dimostrato come a essere a rischio siano le persone in fascia d’età giovanile, anche sotto i 40 anni. Questo è legato alla diffusione di stili di vita scorretti, sia per quanto riguarda la dieta sia per il movimento fisico”, spiega il prof. Spinelli.

L’approccio mininvasivo

Oggi si ricorre sempre meno alla chirurgia tradizionale: “Tutti i pazienti che devono essere sottoposti a chirurgia colo-rettale possono essere presi in considerazione per un approccio mininvasivo. L’analisi esatta del caso specifico, in base alla situazione di patologia, alla compresenza di fattori che possono essere legati alla storia del paziente, agli interventi subiti in passato e alle caratteristiche specifiche della lesione da asportare in caso di tumore, farà decidere se l’approccio più indicato sia mininvasivo o tradizionale.

Le tecniche mininvasive consentono di “minimizzare il trauma chirurgico, che significa ridurre le possibilità di complicanze, la durata del ricovero ospedaliero e di conseguenza le paure che un paziente si trova ad affrontare prima di un intervento importante”, precisa il professore.

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