La paralisi cerebrale infantile consiste in una serie di disturbi permanenti dello sviluppo, del movimento e della postura, con conseguente limitazione delle capacità motorie e intellettive del bambino ed è dovuto a un danno irreversibile del sistema nervoso centrale, verificatosi durante lo sviluppo cerebrale del feto, del neonato o del lattante. Le cause possono essere diverse e nel nostro Paese ne è colpito un bambino ogni cinquecento nati.

Nei bambini con paralisi cerebrale la chirurgia funzionale è tra le poche opzioni disponibili, capace di migliorare la qualità della vita. Ne ha parlato il professor Nicola Portinaro, Responsabile di ortopedia pediatrica in Humanitas, ospite in studio a Unomattina su Rai1.

Qual è il legame tra paralisi cerebrale infantile e disturbo neuromotorio?

“Il disturbo centrale è un disturbo irreversibile ed è a carico del cervello. Questo disturbo produce un aumento dell’attività dei muscoli, un aumento del tono e una spasticità di questi muscoli, che crescono meno rispetto alle ossa. Le deformità che dunque si hanno nel sistema muscolo-scheletrico sono progressive e riguardano specialmente le articolazioni. Una chirurgia molto precoce aiuta soprattutto a non avere casi gravi successivi.

Questa malattia colpisce in maniera diversa ogni bambino, ci sono forme molto leggere e forme molto gravi, in cui il bambino è a letto e non riesce a muoversi. Si parla di monoplegia, diplegia, tetraplegia, a seconda della quantità del corpo e di arti che vengono coinvolti”.

Un aiuto dalla tecnologia

“La chirurgia oggi si avvale di mezzi tecnologici, come lo studio dell’analisi del cammino e la biomeccanica del cammino, che ci permettono di quantificare l’errore sia del movimento sia della forza delle articolazioni di ciascun bambino.

Da dieci anni in Humanitas abbiamo un protocollo che si chiama E.M.M.A., che vuol dire chirurgia molto precoce, a multilivelli, funzionale, che fa in modo che il paziente recuperi tutte le proprie possibilità motorieEsiste poi anche la possibilità di una chirurgia tardiva, molto più impegnativa e costosa da un punto di vista biologico”, precisa il prof. Portinaro.

L’intervento alle anche

“È molto frequente in questi pazienti che la testa del femore non sia più contenuta nella sua cavità (l’acetabolo), la chirurgia precoce prevede l’inserimento in anca di una piccola vite (all’interno del collo del femore) e questo è sufficiente a contenere, con lo sviluppo del bambino, la testa del femore all’interno dell’acetabolo.

In caso di displasia dell’anca dunque, la chirurgia precoce consente una riabilitazione immediata con un minimo di ospedalizzazione”.

L’intervento alle ginocchia

“Le ginocchia sono un’altra stazione motoria fondamentale, la flessione che si ha (proprio perché l’osso cresce di più e il muscolo cresce meno proporzionalmente) impedisce un cammino normale. Nella chirurgia precoce, grazie a piccole viti e a placchette nelle ginocchia, è possibile correggere la flessione. Il giorno seguente l’intervento, il bambino può iniziare la riabilitazione”.

L’intervento al piede

“Una deformità del piede non permette una deambulazione normale e una spinta normale nelle fasi del passo. La chirurgia precoce in questo caso prevede l’inserimento di una vite e il piede viene così corretto immediatamente, il paziente infatti sta in ospedale qualche ora e può camminare da subito”, conclude il professor Portinaro.

Guarda l’intervista completa al professor Portinaro, dal minuto 52,30: clicca qui.

Prenota una visita con il dott. Nicola Portinaro