La malattia di Crohn è una patologia che interessa tutto o parte dell’intestino e che colpisce molte persone (in Italia se ne contano circa 100.000), giovani (tra i 20 e i 40 anni) e anziani (dai 70 anni in su).

È una malattia cronica che presenta un’alternanza di periodi di benessere e periodi in cui si ripresentano i sintomi, senza che vi sia mai una guarigione totale.

Ma per coloro che ne soffrono c’è una novità: una nuova terapia che, sebbene ancora in fase di sperimentazione, si dimostra promettente.

Ne ha parlato il professor Silvio Danese, responsabile del Centro per le malattie croniche intestinali, in un articolo sul settimanale Confidenze.

 

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Che cos’è la malattia di Crohn e come si manifesta?

La malattia di Crohn è un’infiammazione cronica dell’intestino. Nel 90% dei casi interessa solo l’ultima parte dell’intestino tenue e il colon, ma può colpire anche tutto il tratto gastrointestinale.

Essa provoca la formazione di ulcere che, se non curate in modo adeguato, possono portare a una serie di complicanze come le stenosi (ostruzioni intestinali) o le fistole (buchi nell’intestino).

I principali sintomi sono:

  • dolori e crampi addominali
  • diarrea
  • sangue nelle feci
  • febbre
  • diminuzione significativa del peso.

 

 

Quali sono le cause?

Le cause della malattia sono ignote. Tuttavia, pare che la predisposizione familiare e le alterazioni della flora batterica intestinale possano rappresentare fattori di rischio.

  

Quali esami si possono fare?

Si arriva a diagnosticare la patologia principalmente attraverso la colonscopia, l’ecografia delle anse intestinali e la risonanza magnetica addominale.

 

Come si può curare la malattia di Crohn?

Generalmente si somministrano farmaci con elevata azione antinfiammatoria, quali i cortisonici, o farmaci biologici. In caso di complicanze, però, si deve ricorrere all’intervento chirurgico.

Nei malati di Crohn con fistole perianali, che non rispondono ai trattamenti convenzionali, si è invece dimostrata efficace una nuova terapia basata su iniezioni di cellule staminali, che riuscirebbero a controllare la patologia, costituendo un’efficace alternativa a farmaci e interventi chirurgici. Tale scoperta, ancora in fase di sperimentazione, è frutto di uno studio europeo condotto dal professor Danese, pubblicato sulla rivista Lancet.

 

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