Nel periodo estivo il nostro intestino è soggetto a diverse sollecitazioni, tra cui il caldo, gli spostamenti per le vacanze, i cambi di programma e di abitudini. Gli intestini più sensibili ed irritabili ne possono risentire maggiormente. Come possiamo evitare che i disturbi di pancia ci rovinino le vacanze? Ne ha parlato la dottoressa Beatrice Salvioli, gastroenterologa di Humanitas e ricercatrice all’Università degli Studi di Bologna, ospite della trasmissione radiofonica Cuore e denari su Radio24.

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Le cause di un intestino irritabile

L’intestino irritabile può avere cause sia genetiche sia ambientali. Tra quelle genetiche, occorre evidenziare come i figli di genitori con intestino irritabile tendano a soffrire anch’essi di questo disturbo. La predisposizione ereditaria è stata confermata anche dagli studi sui gemelli omozigoti.

Tra i fattori ambientali che concorrono all’irritabilità dell’intestino possono esserci:

  • interventi chirurgici
  • alimenti ingeriti
  • infezioni (per esempio, gastroenteriti causate da cibi alterati)
  • farmaci assunti abitualmente
  • fattori psicosociali che comportano stress, fisico e psicologico.

 

I sintomi riconducibili all’intestino irritabile

I criteri internazionali di Roma IV definiscono il disturbo come un “dolore a livello dell’addome associato alla defecazione oppure al cambiamento della forma e della consistenza delle feci”. Questi sintomi spesso si accompagnano a gonfioremeteorismo e distensione addominale, soprattutto nelle donne.

 

Le diete sono un buon rimedio per i problemi all’intestino?

Le diete sono utili purché non diventino una “moda”. Spesso, infatti, le persone che seguono una determinata dieta tendono a esagerare, eliminando in maniera ingiustificata una grande quantità di cibi dalla loro alimentazione. Questa deprivazione però, a lungo termine, non risolve il problema. Occorre piuttosto individuare le cause dell’irritabilità dell’intestino: alla base di questo disturbo, a volte, vi è una lieve infiammazione che, se non curata, può aggravarsi nel momento in cui ingeriamo alimenti poco tollerati dal nostro organismo.

 

Definizione di stitichezza e di diarrea

Nel passato la stitichezza e la diarrea erano valutate in base a criteri quantitativi. In presenza di meno di tre evacuazioni nell’arco di una settimana, il paziente era definito “stitico”; al contrario, se le evacuazioni superavano le tre giornaliere, allora si parlava di diarrea.

Oggi, invece, si tende a seguire un approccio differente, improntato sulle sensazioni del paziente. Può accadere che alcune persone si sentano stitiche nonostante un’evacuazione quotidiana, perché avvertono di non essersi liberate totalmente.

La diarrea, invece, è definibile come “plurime evacuazioni giornaliere di feci non consistenti”. Tuttavia, alcuni individui ritengono di essere diarroici, pur in presenza di un’unica evacuazione giornaliera, a causa di feci molli o non formate.

Bisogna ascoltare di più il paziente e comprenderne il disagio.

 

L’incidenza dei fattori psicologici sul nostro intestino

L’intestino è un organo abitudinario e si contrae più facilmente in ambienti frenetici e stressanti, come le metropoli. I fattori psicologici legati agli stili di vita caotici (uscire presto di casa, mangiare in fretta ecc.) e allo stress quotidiano incidono negativamente sul normale funzionamento del nostro intestino.

Durante i giorni lavorativi si tende a trattenere lo stimolo, contraendo i muscoli pelvici, e a rimandare la defecazione. La conseguenza è che si salta il momento favorevole per evacuare ed il colon continua a riempirsi causando disturbi fastidiosi come gonfiore e sensazione di pienezza.

Nei giorni di relax, come durante il fine settimana, invece, l’intestino riprende la normale coordinazione dei muscoli, agevolando la fisiologica evacuazione. Alla lunga però questa ripresa non è così automatica e si può diventare cronicamente stitici.

 

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