Si calcola che 4 milioni di italiani siano affetti da diabete, e che almeno un milione non sia a conoscenza di esserlo. Ma quali sono gli esami utili per la diagnosi? E quanto incide la familiarità nell’insorgenza di questa patologia? Ne parliamo con il dottor Cesare Berra, Responsabile della Sezione di Diabetologia di Humanitas.

Quali sono i sintomi del diabete?

“Purtroppo nella maggior parte dei casi il diabete non ha nessun sintomo. C’è sospetto di questa patologia quando si registra un incremento della sete e della diuresi, quando c’è un inspiegabile calo di peso o ci sono chiari segni di astenia. Ma in tutti questi casi il rischio è che la malattia venga diagnosticata solo in fase avanzata”.

 

Quali sono gli esami utili per la diagnosi?

“È sufficiente un prelievo del sangue, utile a misurare i valori di glicemia basale. L’esame va fatto a digiuno, e sopra un valore di 126 milligrami al decilitro si è con certezza affetti da diabete, tra i 100 e i 126 milligrammi c’è invece una glicemia non normale, che può far pensare che il soggetto sia a rischio di sviluppare, in futuro, la malattia metabolica”.

 

Quanto incide la familiarità nello sviluppo di questa patologia?

“Per il diabete di tipo 2 la familiarità è sicuramente uno dei fattori di rischio. Per questo, in caso di familiarità conclamata, è importante sottoporsi a un esame del sangue per misurare la glicemia”.

 

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