Una ragazza di 23 anni, affetta da un raro emangioblastoma intramidollare (una neoplasia spinale), è tornata a camminare grazie a un intervento eseguito presso il Neuro Center di Humanitas dal professor Vincenzo D’Angelo, Senior Consultant di Neurochirurgia.

 

Quale intervento è stato eseguito dal prof. D’Angelo?

Il 24 giugno una ragazza di 23 anni è stata operata presso il Neuro Center di Humanitas per un grosso emangioblastoma intramidollare cervicale, talmente vascolarizzato da sorprendere il team di esperti.

“Mai visto prima un tumore con tali caratteristiche nonostante la mia lunga esperienza di primario all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove come neurochirurgo ho visto e trattato i casi più estremi – spiega il professor Vincenzo D’Angelo che, nei suoi 40 anni di esperienza ha lavorato come neurochirurgo anche in importanti ospedali e centri di ricerca italiani, come il Cà Granda Niguarda di Milano, ed europei come l’Università di Goteborg – Se non operata, la ragazza, a soli 23 anni, sarebbe andata incontro a un destino amaro e inevitabile che, se non fossimo intervenuti, l’avrebbe lasciata ugualmente tetraplegica e dipendente da un respiratore”.

La giovane si era presentata al professor D’Angelo con sintomi ingravescenti, come sbandamenti nel camminare (atassia) e parestesia della mano destra, più modesti di quello che gli accertamenti diagnostici – RMN e angiografia – facessero pensare. “Durante l’intervento, assistito dal dottor Andrea Cardia, abbiamo dovuto affrontare subito il problema del sanguinamento, chiudendo tutti i vasi che afferivano al vasto tumore e risparmiando quelli che andavano al midollo sano di cui si vedeva solo un filo sottile – continua il professor D’Angelo. – Nonostante la complessità dell’intervento, il midollo liberato dal tumore era anatomicamente sano, il che ci ha subito fatto ben sperare.

Infatti ci aspettavamo che al risveglio la ragazza avesse almeno una paralisi transitoria, invece la giovane già muoveva gli arti inferiori tanto che in terza giornata era già in piedi. Era guarita, avevamo escluso anche la sindrome di von Hippel-Lindau, un disordine genetico caratterizzato da cisti pancreatiche e renali, talvolta associato all’emangioblastoma midollare di cui avevamo eseguito lo screening durante l’intervento.

Dopo dieci giorni dall’intervento, la giovane è tornata a casa camminando senza ausili e ha recuperato già l’uso della mano destra tanto da poter effettuare un disegno durante il ricovero in ospedale. Seguirà un periodo di riabilitazione e fisioterapia necessario e, anche se è prematuro dire che recupererà la funzionalità completa degli arti, siamo certi che avrà una vita autonoma, certamente diversa dalla sorte cui era destinata”.