Ernia del disco, spondilolistesi, stenosi. Sono alcune delle patologie causa di mal di schiena, un disturbo che influisce sulla qualità della vita, tanto da essere considerato la principale causa di visita medica dopo la malattia cardiovascolare. Talvolta se ne soffre sporadicamente, altre volte il dolore può essere più acuto e ricorrente. Tale disturbo è spesso associato alla patologia degenerativa del disco e, quando il dolore persiste in modo importante e sono presenti anche deficit neurologici, può essere necessario ricorrere a intervento chirurgico. Ma le tecniche mininvasive rappresentano sempre l’opzione migliore? Insieme al dott. Francesco Costa, neurochirurgo dell’équipe del dott. Maurizio Fornari, vediamo in quali casi la chirurgia mininvasiva rappresenta la tecnica di elezione e in quali, invece, è opportuno ricorrere ad altre opzioni terapeutiche.

maldischiena

Mal di schiena, quando ricorrere alla chirurgia mininvasiva?

“Per individuare l’opzione terapeutica più adatta è anzitutto importante riconoscere la patologia che causa il mal di schiena. Con discopatie ed ernie discali, ci troviamo generalmente di fronte a pazienti giovani, che possono avere dai 20 ai 40 anni”, spiega il dott. Costa. “In questi casi la microchirurgia rappresenta la procedura d’elezione, e la mininvasività consiste non tanto nella ridotta dimensione dei tagli, quanto piuttosto nella ridotta porzione di tessuto osseo e legamentoso su cui il chirurgo interviene”, continua il dott. Costa. “Quando possibile, quest’opzione è da prediligere rispetto alla chirurgia endoscopica, perché associata a minori danni neurali e, quindi, a una riduzione del dolore post-operatorio”. Diverso è il caso delle artrodesi, come necessario nelle spondilolistesi. I pazienti con tali patologie sono anziani con almeno 65-70 anni di età, e – spiega il dott. Costa – in casi selezionati è possibile intervenire con decompressione associata a fissazione strumentata. “Si tratta di un intervento chirurgico che punta a ottenere la stabilizzazione della colonna vertebrale ed eventualmente la decompressione delle strutture nervose”, spiega il dott. Costa. Per ottenere questi risultati si può ricorrere all’inserimento percutaneo di viti, utilizzate per ristabilire il giusto riallineamento delle vertebre interessate. L’intervento è guidato dalla tac intraoperatoria e da un neuronavigatore, una sorta di “Gps” che grazie a una mappa anatomica molto precisa guida la mano del chirurgo.

Soluzioni ancora diverse sono richieste per i mal di schiena causati da fratture; a seconda della gravità della frattura, lo specialista indicherà un approccio di tipo conservativo, suggerendo l’utilizzo di bustini o collari, oppure un trattamento chirurgico mininvasivo, associato a fissazione strumentata.

“Per sintetizzare, non sempre la chirurgia mininvasiva rappresenta l’opzione più adatta; la microchirurgia, consente una migliore visione del campo operatorio, e quindi una maggiore precisione da parte del chirurgo. Quando parliamo di microchirurgia – commenta il dott. Costa – dobbiamo comunque pensare a un campo di lavoro non più grande di una moneta”.

 

Il ruolo delle tecnologie

L’uso delle più moderne tecnologie, infine, è fondamentale per garantire una sempre maggiore precisione e mininvasività degli interventi. Humanitas si è recentemente dotata del nuovo O-Arm2, che consente di acquisire in sala operatoria, durante l’intervento, un’immagine della zona da trattare simile a quella di una TAC, ricostruita in 3D, con un’altissima risoluzione e una ridotta quantità di raggi X erogati.

Fondendo quest’immagine con quelle diagnostiche della RMN e trasferendole a un sistema di neuronavigazione, il chirurgo può monitorare in tempo reale la procedura che sta effettuando – fondamentale essendo a contatto con strutture particolarmente delicate come quelle nervose della colonna”. I vantaggi? Riduzione dei tempi chirurgici, minor perdita di sangue, riduzione delle complicanze e maggiore sicurezza per il paziente.