L’adenoma ipofisario è un tumore benigno che origina a livello dell’adenoipofisi, la porzione anteriore dell’ipofisi (o ghiandola pituitaria), una piccola ghiandola endocrina localizzata nel cranio.

I sintomi aspecifici con cui può presentarsi non rendono sempre semplice la diagnosi. In Humanitas è presente la Pituitary Unit, un innovativo modello assistenziale che integra le competenze di diversi specialisti (endocrinologo, neurochirurgo, neuroradiologo, radioterapista) per un trattamento più completo ed efficace del paziente con patologie complesse come quelle ipofisarie.

Quali sintomi possono far sospettare la presenza di adenoma ipofisario?

Come spiega il professor Andrea Lania, Responsabile di Endocrinologia in Humanitas, i sintomi sono aspecifici, come stanchezza diffusa, facile affaticamento, cefalea persistente, alterazioni del campo visivo, alterazioni del ciclo mestruale nella donna e calo della libido e deficit erettile negli uomini, aumenti di peso non legati al cibo. In alcuni casi si hanno cambiamenti a livello somatico molto evidenti, pertanto il quadro è eclatante, in altri casi, invece, il riconoscimento dei sintomi è molto difficile.

 

Come si esegue la diagnosi?

Il paziente viene sottoposto dapprima a esami ormonali mediante analisi del sangue. Se dai risultati emerge un deficit o un eccesso ormonale che origina dall’ipofisi, il paziente viene sottoposto a risonanza magnetica. Se l’esame rivela la presenza di adenoma ipofisario, si procede a valutarne caratteristiche ed estensione e a classificarlo come funzionante o non funzionante. Questa distinzione definisce l’approccio terapeutico: per i tumori non funzionanti l’opzione terapeutica è solo chirurgica.

 

Quali sono i vantaggi dell’approccio multidisciplinare?

La Pituitary Unit integra le competenze dei diversi specialisti: oltre all’endocrinologo, il neurochirurgo (dott. Giovanni Lasio) e il radio-chirurgo (dott. Piero Picozzi). L’anatomopatologo è poi fondamentale nell’inquadrare il tumore in maniera corretta e avere un’idea dell’entità del follow up. Importante anche il ruolo del neuro-oftalmologo, competente rispetto ai danni della compressione del tumore sulle strutture ottiche, come il chiasmo.

Gli specialisti si confrontano in merito a ogni specifico caso, con l’obiettivo di personalizzare al massimo il trattamento e ottimizzare la strategia terapeutica e di follow up. Questo lavoro di squadra è prezioso per inquadrare una patologia rara, come quella ipofisaria, anche grazie al continuo scambio di opinioni e aggiornamenti legati alla singole branche.