Gli urologi di Humanitas docenti e relatori del prestigioso convegno annuale dell’European Association of Urology, tenutosi a Monaco dall’11 al 15 marzo. Durante l’evento sono stati illustrati i più interessanti risultati degli studi condotti dall’équipe diretta dal prof. Giorgio Guazzoni, Responsabile di Urologia. Focus sulla chirurgia robotica e sui marcatori genetici per la diagnosi e la prognosi del carcinoma prostatico. Presentato anche un lavoro che, in collaborazione con la Medicina Nucleare di Humanitas diretta dal prof. Arturo Chiti, dimostra la possibilità di utilizzare la PET per eseguire la biopsia prostatica di fusione in soggetti claustrofobici o portatori di protesi metalliche.

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Il dott. Nicolò Buffi e il dott. Massimo Lazzeri.

Marcatori genetici per la diagnosi del carcinoma prostatico

Hanno partecipato al congresso dell’European Association of Urology il prof. Giorgio Guazzoni, Responsabile di Urologia, il dott. Massimo Lazzeri, il dott. Nicolò Buffi, il dott. Alberto Saita e il dott. Giovanni Lughezzani.

Il dott. Lazzeri è stato moderatore della sessione poster “Advances in prostate cancer biomaker research”. È stata l’occasione per fare il punto sui più recenti sviluppi legati all’individuazione di nuovi marcatori utili per la diagnosi e per la prognosi della patologia neoplastica.

“Il PHI (Prostate Health Index) è caratterizzato da maggior precisione rispetto al PSA, antigene molto sensibile ma poco specifico per la patologia tumorale”. Uno studio recentemente condotto in Humanitas ha messo in evidenza che questo marcatore consente inoltre di predire il rischio di recidive in soggetti già precedentemente sottoposti a prostatectomia. “I marcatori genetici, rispetto ai marcatori del sangue, di fatto rappresenterebbero un’ulteriore evoluzione verso una maggiore accuratezza diagnostica, fondamentale per impostare terapie sempre più mirate e quindi, efficaci”.

 

PET per la biopsia prostatica di fusione

Il dott. Lazzeri ha inoltre presentato i risultati del primo lavoro al mondo che, in collaborazione con la Medicina Nucleare di Humanitas, ha dimostrato la possibilità di utilizzare la PET per eseguire la biopsia prostatica di fusione, con indubbi effetti benefici di comfort per i pazienti claustrofobici.

Lo studio, al quale hanno collaborato il prof. Arturo Chiti, Responsabile di Medicina Nucleare, e la dott.ssa Egesta Lopci, è stato condotto su soggetti con elevato PSA e risultati negativi a precedente biopsia prostatica. “La biopsia per fusione – spiega il dott. Lazzeri – è una tecnica che permette di guidare la biopsia del tumore alla prostata in maniera assolutamente mirata, integrando le immagini dell’ecografia e della risonanza magnetica. Humanitas è stato il primo ospedale in Lombardia, e uno dei primi in Italia, ad avvalersi di questa tecnica diagnostica, disponibile dall’aprile del 2015”.

“Lo studio presentato al convegno EAU – conclude il dott. Lazzeri – introduce la possibilità, per soggetti impossibilitati a sottoporsi a risonanza, di eseguire la biopsia prostatica di fusione con l’ausilio della PET”. Anche in questo caso, la ricerca è contrassegnata da forte innovazione e apre la strada a nuove opzioni diagnostiche.

Chirurgia robotica: i vantaggi della pieloplastica con piattaforma “Single Site”

Il dott. Buffi è stato chairman del gruppo di chirurgia robotica dello YAU (Young Academic Urologists) e docente del corso della European School of Urology, nell’ambito dei quali ha approfondito i temi della tumorectomia renale robotica e della pieloplastica robotica con approccio tradizionale e single site.

La pieloplastica è un intervento che prevede l’incisione e la rimozione della parte di uretere coinvolta nella stenosi del giunto pielo-ureterale. La successiva sutura delle due estremità risultate dalla rimozione permette all’urina di riprendere a defluire correttamente dal rene, con la scomparsa dei sintomi e la conservazione della funzionalità dell’organo. Un tutore ureterale interno detto stent “doppio J” viene inserito in maniera anterograda o retrograda e rimosso ambulatorialmente a distanza di un mese circa dall’intervento. In passato la pieloplastica era un intervento a cielo aperto. Poi è stato introdotto l’approccio per via laparoscopica, che si è progressivamente affermato presso la comunità scientifica, diffondendosi come valida opzione per il trattamento della stenosi del giunto pielo-uretrale.

Il passo successivo è stata l’introduzione della chirurgia robotica e di tecniche mininvasive per il trattamento della stenosi.

In particolare, l’impiego del Robot da Vinci garantisce i vantaggi di una chirurgia estremamente precisa, con conseguente riduzione del traumatismo tissutale e della degenza post-operatoria. L’intervento può essere anche “Single Site“: con un’unica incisione a livello dell’ombelico, viene introdotto tutto lo strumentario chirurgico utile all’intervento.

Durante il convegno EAU, il dott. Buffi ha illustrato i risultati di uno studio multicentrico dedicato a questo approccio. Il lavoro dimostra che la pieloplastica laparoscopica Single Site rappresenta, in pazienti selezionati, un’opzione con risultati equivalenti a quelli della chirurgia laparoscopica, ma con risultati estetici decisamente migliori.

Tumore del rene, “un algoritmo” per predire le complicanze della nefrectomia parziale

Il dott. Buffi ha dedicato il suo secondo intervento alla patologia renale, altro grande capitolo che vede la chirurgia robotica protagonista.

Nello specifico, il dott. Buffi ha presentato gli esiti di uno studio multicentrico che ha permesso di individuare valori predittivi di complicanze e risultati in pazienti sottoposti a nefrectomia parziale con approccio robotico.

Il paziente affetto da tumore del rene scoperto in una fase precoce può infatti beneficiare della chirurgia conservativa, che permette di preservare parte della funzione renale asportando esclusivamente la massa tumorale (e un margine di tessuto sano di sicurezza).

Tra i parametri considerati per la determinazione di questi valori predittivi, vi sono la presenza o meno di margini di tessuto sano a seguito dell’asportazione della massa tumorale e la durata dell’ischemia, cioè il lasso di tempo durante il quale il rene può sopravvivere senza l’apporto di ossigeno senza subire danneggiamenti.

Gli urologi di Humanitas sono esperti in tutte le opzioni chirurgiche del cancro del rene, con particolare riferimento alla chirurgia mini-invasiva laparoscopica. La possibilità di conservare il parenchima renale sano circostante costituisce un vantaggio importante rispetto alla nefrectomia.