Alcuni trattamenti antitumorali possono avere un impatto sull’intero organismo; è quindi necessario il coinvolgimento di più discipline specialistiche per ottenere una gestione ottimale del paziente. Un esempio concreto di questa interazione è costituito dalla cardio-oncologia, che si occupa di identificare, studiare e trattare le problematiche cardiologiche generate da alcuni trattamenti antitumorali. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elena Lorenzi, oncologa del Cancer Center, e con la dottoressa Daniela Guiducci, cardiologa del Cardio Center di Humanitas.

cuore donne

Perché è importante tenere il cuore sotto controllo durante e dopo la terapia per un tumore?

Alcuni farmaci antitumorali (ad esempio l’adriamicina, l’epirubicina e il trastuzumab) e la radioterapia toracica sono associati ad un rischio variabile di aggravare patologie cardiologiche già esistenti o possono favorire l’insorgenza di nuove problematiche cardiache, sia in corso di trattamento sia a distanza di anni dal termine di esso, causando cardiotossicità acuta o cronica. Risulta quindi fondamentale effettuare una valutazione cardiologica prima dell’avvio di tutte le terapie potenzialmente cardio-tossiche, per consentire una stratificazione del rischio cardiologico ed  evitare che i benefici della terapia antitumorale siano oscurati da potenziali effetti secondari negativi.

Inoltre, è altrettanto importante effettuare nei pazienti riconosciuti come maggiormente a rischio (pazienti già cardiopatici, di età superiore ai 65 anni, pazienti che hanno ricevuto dosi elevate di antracicline e/o di radioterapia toracica e pazienti trattati in età pediatrica) valutazioni cardiologiche periodiche durante il follow-up, al fine di identificare precocemente una eventuale cardiopatia in stadio iniziale ed ancora asintomatica. Questo rende possibile impostare trattamenti specifici che ne prevengano l’evoluzione, o anche ottimizzare una terapia cardiologica fra quelle utilizzate per i pazienti cardiopatici la cui patologia è già nota e che devono affrontare un percorso di cura oncologica.
Ecco perchè Humanitas Cancer Center ha predisposto, in collaborazione con i cardiologi, un programma di monitoraggio per tutti i pazienti che presentano un rischio più elevato di sviluppare problematiche cardiologiche legate ai trattamenti in corso o già terminati. Il programma prevede una visita cardiologica con elettrocardiogramma, un eventuale ecocardiocolordoppler e, quando sono ritenuti necessari, ulteriori approfondimenti diagnostico-stumentali.

Quali sono i sintomi che possono far pensare a problemi di natura cardiocircolatoria?

I sintomi riconducibili a problematiche cardiologiche sono spesso aspecifici. Quelli riscontrati più frequentemente sono la dispnea (sensazione di mancanza di respiro), il dolore toracico, variazioni della pressione arteriosa, palpitazioni e una maggiore affaticabilità. In ogni caso, è necessario sottolineare che negli ultimi anni le cure mediche risultano più specifiche e meno tossiche, mentre gli schemi di radioterapia sono più mirati e le immagini in tre dimensioni consentono una definizione più precisa dei tessuti bersaglio. Questi progressi permettono di programmare trattamenti che hanno un impatto inferiore in termini di effetti secondari. Pertanto, un attento follow up dei pazienti che si sottopongono a trattamenti oncologici complessi e la disponibilità di un team di specialisti in grado di programmare schemi personalizzati di terapia che tengano conto di tutte le possibili criticità è di grande importanza per ottenere la massima sicurezza. Per questo motivo, ogni paziente di Humanitas viene valutato singolarmente in un contesto di multidisciplinarietà, con lo scopo di impostare una cura personalizzata e di ridurre il più possibile gli effetti indesiderati.