Presso il laboratorio del Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Humanitas è stato realizzato, per la prima volta al mondo, il trapianto del cromosoma femminile X da una cellula a un’altra. Al cromosoma femminile sono legate malattie trasmesse dalle mamme ai figli: distrofia muscolare di Duchenne, sindrome di Turner, emofilia. La nuova tecnica di trapianto potrebbe, in futuro, aprire la strada a nuove prospettive terapeutiche. Ne ha parlato il dott. Paolo Vezzoni, direttore del laboratorio del Cnr presso Humanitas, in un’intervista apparsa sul Corriere della Sera lo scorso 22 ottobre.

Rapporto scientifico

Perché il cromosoma X?

“Al cromosoma X sono legate le malattie trasmesse dalle madri (che non si ammalano perché hanno due cromosomi) ai figli maschi (che di X ne hanno uno solo)”, ha spiegato il dott. Paolo Vezzoni. “Sono malattie come la distrofia muscolare di Duchenne, la sindrome di Turner e l’emofilia”, che grazie a questo trapianto potrebbero diventare curabili in un futuro non troppo lontano.

Come è stato possibile realizzare il trapianto del cromosoma X?

La procedura, molto complessa, è stata descritta sulla rivista Oncotarget. “Semplificando – ha spiegato il dott. Vezzoni – siamo partiti da una cellula donatrice sana, con tutti i suoi cromosomi, e l’abbiamo frammentata in microcellule, ognuna contenente un singolo cromosoma. Abbiamo preso quella con l’X e l’abbiamo fatta fondere con una cellula staminale malata. Risultato: quest’ultima espelle il cromosoma X malato, conservando quello sano trapiantato per ottenere una cellula staminale guarita”. “L’idea – ha concluso Vezzoni – è quella di intervenire con il trapianto sulle cellule (malate) del paziente che si vuole curare”.

Leggi l’intervista completa sul Corriere della Sera.