Trapianto aploidentico, i ricercatori di Humanitas si aggiudicano il Bando di Ricerca Finalizzata 2015 per giovani ricercatori indetto dal Ministero della Salute. Lo studio, reso possibile grazie alla collaborazione tra il laboratorio di Immunologia Clinica e Sperimentale e l’Unità Operativa di Ematologia, approfondirà la possibilità di infondere nei pazienti precedentemente sottoposti a trapianto aploidentico linfociti Tdepurati” da popolazioni di cellule potenzialmente tossiche, con l’obiettivo di aumentare la percentuale di successo del trapianto stesso.

team-centro trapianti

Quali sono i presupposti dello studio?

Il trapianto di midollo aploidentico (ovvero da donatore parzialmente compatibile) è parte integrante della cura di molti tumori maligni del sangue come leucemie e linfomi, e consiste in un trattamento chemio/radioterapico seguito dall’infusione di cellule staminali ematopoietiche che reagiscono contro le cellule tumorali del ricevente. I linfociti T sono una sottopopolazione di cellule del sistema immunitario con caratteristiche simil-staminali, hanno un ruolo essenziale nella ricostruzione del sistema immunitario dopo il trapianto di midollo e sono capaci di prevenire lo sviluppo di infezioni e la ricomparsa del tumore. La fattibilità e la sicurezza di un trapianto solo parzialmente compatibile è tuttavia limitata dal rischio di recidiva. Per limitarlo, i ricercatori di Humanitas studieranno la possibilità di somministrare, dopo trapianto aploidentico, linfociti T del donatore depurati da sottopopolazioni di cellule tossiche. “L’infusione dei linfociti T, infatti – spiega il dott. Castagna – causa una severa reazione contro l’ospite nel 10-38% dei pazienti, riconducibile, tra gli altri, ai linfociti T CD45RA+“. “Finalità di questa selezione preliminare dei linfociti T – continua il dott. Castagna – è quella di verificare la possibilità mantenerne il duplice effetto benefico derivante da questa operazione: da un lato l’azione antitumorale, dall’altro il potenziamento delle difese immunitarie del paziente”.

Quando inizierà lo studio?

Il trial inizierà nel 2016, avrà una durata di due anni e comporterà l’arruolamento di 25 pazienti. L’application che ha ricevuto il finanziamento del bando della ricerca finalizzata del Ministero della Salute è stato firmata dal dott. Roberto Crocchiolo (ematologo), per la categoria ricercatori under 40, e il progetto vede il coinvolgimento della sezione Terapie cellulari dell’Unità di Ematologia coordinata dal dott. Luca Castagna e del Laboratorio di Immunologia Clinica e Sperimentale coordinata dal dott. Domenico Mavilio.

Di cosa si occupa il centro trapianti di Humanitas Cancer Center?

Attivo dal 1997, il centro trapianti di Humanitas è una realtà ad altissima specializzazione che tratta oltre 80 pazienti all’anno. Il centro esegue trapianti autologhi, in cui le cellule staminali sono prelevate dal paziente stesso, e trapianti allogenici, in cui è presente un donatore diverso dal paziente. Per questo tipo di trapianto, i donatori possono essere i fratelli o sorelle, o donatori volontari iscritti nelle banche di tutto il mondo. In alcuni casi si può ricorrere al cordone ombelicale come sorgente di cellule staminali. Una specificità del centro trapianti di Humanitas è il trapianto da donatori familiari non compatibili (donatori aploidentici). In questa situazione, oltre ai fratelli e sorelle, anche i genitori o i cugini possono essere valutati come potenziali donatori. Il centro ha recentemente ottenuto due importanti riconoscimenti: la certificazione dell’Istituto Superiore di Sanità per il Programma Trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche, e l’accreditamento JACIE (Joint Accreditation Committee-ISCT & EBMT), il più importante nel campo dei trapianti di cellule staminali emopoietiche.