Piccole anomalie ossee possono causare il cosiddetto conflitto femoro-acetabolare, un disturbo poco noto ma destinato a giocare un ruolo decisivo nella prevenzione dell’artrosi dell’anca. Ne parliamo con il dott. Federico Della Rocca, ortopedico dell’anca.

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Che cos’è il conflitto femoro-acetabolare?

Descritto per la prima volta nel 2003, il conflitto femoro-acetabolare può essere causato da piccole anomalie ossee sui cavi articolari e può determinare una non perfetta anatomia. Durante il movimento, gli urti possono concorrere a determinare una rapida usura dell’articolazione. Tali anomalie possono essere dislocate sul collo del femore (deformità tipo “cam”, quando la testa femorale non è perfettamente sferica, e pertanto durante il moviemento la parte eccentrica confligge con il bordo acetabolare) oppure sul versante acetabolare (deformità tipo “pincer”, quando l’acetabolo ha una conformazione tale da stringere come una “pinza” la testa femorale, riducendone quindi l’escursione).

Quali sintomi si associano al conflitto femoro-acetabolare?

I pazienti con conflitto femoro-acetabolare possono avvertire dolore a livello dell’inguine o del gluteo, che può presentarsi in modo subdolo ed episodico, ad esempio dopo la pratica sportiva. Appositi test eseguiti durante la visita specialistica, la diagnostica per immagini e lo studio della cartilagine consentono di identificare con precisione il disturbo.

Che cos’è l’artroscopia dell’anca?

L’artroscopia dell’anca è una procedura chirurgica mini-invasiva, che consente di identificare e curare alcune patologie dell’anca dolente, tra cui il conflitto femoro-acetabolare. Tramite una piccola incisione cutanea, viene introdotta una telecamera che, collegata a un monitor esterno, consente di valutare la situazione intra ed extra-articolare dell’anca. Con una seconda, piccola incisione, viene introdotto lo strumentario chirurgico necessario a trattare la patologia. La procedura viene eseguita in regime di ricovero ordinario.

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