COME TI POSSIAMO AIUTARE?

Centralino
+39 02 8224 1

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattaci telefonicamente

Prenotazioni Private
+39 02 8224 8224

Prenota una visita in privato o con assicurazione telefonicamente, oppure direttamente online

Centri

IBD Center
0282248282
Dipartimento di Gastroenterologia
02 8224 8224
Ortho Center
02 8224 8225
Cancer Center
02 8224 6280
Fertility Center
02 8224 4646
Centro Odontoiatrico
0282246868
Cardio Center
02 8224 4330
Centro Obesità
02 8224 6970
Centro Oculistico
02 8224 2555
Centro Diagnostico Privato
02 8224 2100

Clamidia


La Clamidia è una malattia sessualmente trasmessa causata dall’infezione di un microrganismo, la Clamidia Trachomatis. Questo batterio si trasmette prevalentemente attraverso i rapporti sessuali. È ammessa anche la trasmissione verticale da madre a figlio durante la gravidanza. L’infezione da Clamidia colpisce prevalentemente le donne, ma non disdegna il sesso maschile. La malattia è quasi sempre asintomatica, oppure può dare sintomi modesti che vanno dall’irritazione vaginale a bruciori e irritazione durante la minzione, sino alla sensazione di peso e dolenzia a livello pelvico e a perdite ematiche vaginali. Se l’infezione progredisce, possono esserne intaccate le tube e le ovaie, con la formazione di processi infiammatori a loro carico (idrosalpinge, ascesso tubarico, sindromi aderenziali) e l’aggravamento dei sintomi (dolori addominali, febbre, diarrea, nausea). I processi infiammatori a carico della pelvi e delle tube, portano a una diminuzione della funzione degli organi riproduttivi, con rischio di infertilità.

Di frequente, quindi, proprio la sua natura di malattia “silenziosa” porta a trascurare i rischi, che, invece, in alcuni casi possono essere molto importanti. Basti pensare che la Clamidia è una delle malattie sessualmente trasmesse più diffuse al mondo, insieme a Gonorrea e Sifilide (in passato chiamate malattie veneree). Per questo quando si presentano sintomi anche transitori, ma anomali, bisognerebbe riferirli subito al medico curante per gli esami del caso.

Che cos’è la clamidia?

La clamidia è un’infezione batterica dell’apparato urogenitale sessualmente trasmessa, causata dall’infezione di un microrganismo, la Chlamydia trachomatis. Tra le infezioni sessualmente trasmesse è tra le più diffuse. È più frequente nel genere femminile (in particolare tra i 20 e i 24 anni), ma colpisce indifferentemente uomini e donne, con un picco intorno ai vent’anni, ossia all’inizio della vita sessuale attiva. Il batterio si trasmette, infatti, prevalentemente attraverso rapporti sessuali non protetti, vaginali, anali e orali, e anche dalla madre al bambino al momento del parto, con la possibilità che il neonato sviluppi polmonite e congiuntivite. La clamidia è una delle malattie sessualmente trasmesse più diffuse al mondo, insieme a gonorrea e sifilide (in passato chiamate malattie veneree).

Quali sono le cause della clamidia?

La causa della malattia è un batterio, la Chlamydia trachomatis, che si trasmette prevelantemente attraverso i rapporti sessuali e per via materno-fetale.

Quali sono i sintomi della clamidia?

La clamidia è quasi sempre asintomatica, oppure può presentarsi con sintomi lievi e transitori che insorgono tra una e tre settimane dall’infezione. I sintomi generalmente includono:

  • Dolore mentre si urina (dolore minzionale)
  • Macchie arrossate sui genitali
  • Dolori al basso ventre o senso di peso
  • Prurito, bruciore e irritazione genitale e pubico
  • Perdite ematiche vaginali nelle donne
  • Rapporti sessuali dolorosi nelle donne (dispareunia)
  • Dolore ai testicoli negli uomini
  • Dolore rettale nell’uomo e nella donna
  • Ingrossamento dei linfonodi inguinali

Se l’infezione progredisce, possono esserne intaccate le tube e le ovaie, con la formazione di processi infiammatori a loro carico (idrosalpinge, ascesso tubarico, sindromi aderenziali) e l’aggravamento dei sintomi (dolori addominali, febbre, diarrea, nausea). I processi infiammatori a carico della pelvi e delle tube, portano a una diminuzione della funzione degli organi riproduttivi, con rischio di infertilità. Anche l’artrite reattiva può essere una complicanza della clamidia.

Di frequente, quindi, proprio la sua natura di malattia “silenziosa” porta a trascurare i rischi, che, invece, in alcuni casi possono essere molto importanti. Per questo quando si presentano sintomi anche transitori, ma anomali, bisognerebbe riferirli subito al medico curante per gli esami del caso.

Come prevenire la clamidia?

La prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse si ottiene praticando una corretta vita sessuale (igiene durante e dopo i rapporti, utilizzo di contraccettivi a barriera). Nelle malattie a trasmissione sessuale i metodi contraccettivi a barriera non sono sempre sufficienti a proteggere completamente dalle malattie, ma sono il mezzo più efficace per ridurre il rischio di infezione. Chi non ha un partner fisso dovrebbe effettuare il test della clamidia periodicamente, per esempio con cadenza annuale.

Diagnosi 

La diagnosi della clamidia è semplice e rapida e il test per confermare la diagnosi può venire eseguito anche in mancanza di manifestazioni della patologia in caso di rapporti sessuali non protetti con nuovi partner. Il test può venire anche raccomandato in caso di un’infezione contratta dall’attuale o ex partner o se si sta cercando una gravidanza. Generalmente si esegue mediante:

  • Un tampone vaginale e cervicale, nel caso delle donne; faringeo, uretrale o rettale nel caso di entrambi i sessi.
  • Un test colturale delle urine, per uomo e donna, per individuare la presenza del batterio.

Trattamenti 

La clamidia si cura con antibiotici mirati: doxiciclina o azitromicina o, in presenza di allergie o gravidanze, eritromicina o amoxicillina. Lo specialista, a seconda della gravità dell’infezione, valuterà se prescriverne un’unica dose giornaliera o se il trattamento è da seguire per più tempo (7-10 giorni per le infezioni cronicizzate o più severe). L’antibiotico è in grado di debellare l’infezione, ma non di eliminare i danni d’organo creati dal microrganismo. È indicato evitare rapporti sessuali a rischio dal momento del tampone diagnostico fino a sette giorni dopo la conclusione del trattamento, per evitare eventuali trasmissioni dell’infezione.