COME TI POSSIAMO AIUTARE?

centralino

Se hai bisogno di maggiori informazioni contattaci telefonicamente

PRENOTAZIONI PRIVATE

Prenota una visita in privato o con assicurazione telefonicamente, oppure direttamente online CLICCANDO QUI

cancer center
+39 02 8224 6280
Cardio Center
+39 02 8224 4330
centro obesità
+39 02 8224 6970
centro oculistico
+39 02 8224 2555
fertility center
+39 02 8224 4646
centro odontoiatrico
+39 02 8224 6868
Centro per le malattie infiammatorie croniche dell’intestino
+39 02 8224 8282
Lab Centro Diagnostico Privato
+39 02 8224 8224
Ortho center
+39 02 8224 8225

Chirurgia protesica della spalla

Che cos'è la chirurgia protesica della spalla?

La protesi può riguardare solo la testa dell'omero oppure essere una protesi totale, che sostituisce cioè sia la testa dell'omero sia la parte glenoidea a livello scapolare. L'articolazione della spalla è composta dall'omero, dalla scapola e dalla clavicola. La testa dell'omero, di forma sferica, si inserisce nella cavità glenoidea, una superficie poco profonda della scapola. La superficie ossea è ricoperta da cartilagine articolare, un tessuto elastico molto resistente che protegge le ossa e ne consente il movimento. Vi è poi la membrana sinoviale, un tessuto sottile che ricopre le altre superfici all'interno dell'articolazione. In un soggetto sano, questa membrana produce una piccola quantità di liquido che lubrifica la cartilagine, evitando così sfregamenti e attriti tra le ossa. I muscoli e i tendini poi conferiscono stabilità a supporto, contribuendo all'esecuzione di tutti i movimenti della spalla.
In presenza di un danno alla spalla, può rendersi necessaria la sostituzione protesica: le parti danneggiate vengono così sostituite con componenti artificiali, le protesi appunto. 

 

Quando occorre la chirurgia protesica della spalla?

La protesi di spalla è indicata in diversi casi. Frequente è il suo utilizzo nei pazienti con artrosi, quando la cartilagine è così usurata da aver determinato la scomparsa dello spazio articolare tra l'omero e la scapola, con conseguente deformazione a carico delle superfici articolari e la comparsa di osteofiti (escrescenze). L'artrosi della spalla può essere primaria, le cui cause non sono note, o secondaria, quando è dovuta a traumi importanti, a malattie infiammatorie articolari (artrite reumatoide), a patologie metaboliche (diabete, gotta), a malformazioni anatomiche o alla pratica di attività usuranti per la spalla. In questi pazienti, se il trattamento conservativo si è rivelato insufficiente, se la limitazione funzionale è grave o il dolore invalidante, si rende necessario l'intervento chirurgico. 
La chirurgia protesica della spalla è indicata anche nei casi di osteoartrite, una forma degenerativa legata all'usura per l'avanzare dell'età che porta le ossa a sfregare l'una contro l'altra, proprio come avviene nell'artrosi; nei pazienti con artrite reumatoide, osteonecrosi (quando cioè vi è un'interruzione del flusso di sangue all'osso con conseguente degenerazione e deformazione dei tessuti); artropatia della cuffia dei rotatori, in seguito a una lesione della cuffia dei rotatori che porta lo spostamento dell'omero verso l'alto con perdita di centratura con la glena; gravi fratture della spalla.

 

A che cosa serve la chirurgia protesica della spalla?

La valutazione dell'opportunità o meno di sostituire un danno articolare con la protesi viene condotta dallo specialista alla luce del quadro clinico di ogni singolo paziente, tenendo conto anche del dolore e dei sintomi avvertiti, del grado di compromissione della funzionalità della spalla, dell'età, delle condizioni di salute, delle esigenze professionali e sociali e dello stile di vita del paziente. La protesi infatti dovrebbe contribuire a eliminare il dolore e a migliorare il range dei movimenti eseguibili.

 

Come si svolge l'intervento?

L'intervento di chirurgia protesica della spalla può essere effettuato in vari modi e il chirurgo condividerà con il paziente in via preliminare il tipo di intervento e i risultati attesi. In primo luogo occorre definire se la protesi sarà totale, con sostituzione dunque della testa dell'omero e della glena, o parziale, con sostituzione cioè della sola testa dell'omero.
In tutti i casi, il chirurgo pratica un'incisione sulla parte anteriore della spalla, tra il deltoide e il grande pettorale, e procede rimuovendo le componenti ossee usurate (omerali e/o glenoidee) e sostituendole con componenti metalliche

Protesi totale

L'intervento consiste nella sostituzione della componente articolare danneggiata con una protesi composta da una sfera di metallo attaccata a uno stelo che si inserisce a livello omerale o per incastro (pressfit) o con cemento e da una componente in plastica, che viene fissata a livello scapolare. 

Emiartroplastica

Quando si procede alla sostituzione della sola testa dell'omero si parla di emiartroplastica: si inserisce dunque una protesi simile a quella utilizzata nell'intervento totale, composta da una sfera di metallo e da uno stelo. Questo approccio è indicato nei casi in cui la testa dell'omero è fratturata, ma l'incavo glenoideo è sano; nei casi di fenomeni artritici alla testa dell'omero con superficie glenoidea sana; quando il glenoide è indebolito o nel caso in cui di tendini della cuffia dei rotatori siano rotti. 

Protesi inversa di spalla

Questo tipo di intervento è indicato nei pazienti che presentano artrosi e rottura della cuffia dei rotatori con conseguente debolezza al braccio e limitazione funzionale. In questi casi di rottura della cuffia dei rotatori, la normale protesi anatomica non potrebbe funzionare, dal momento che mancherebbero i muscoli motori della protesi.
Si impianta pertanto la cosiddetta protesi inversa di spalla in cui la forma delle componenti protesiche siano invertite: la sfera viene posizionata sulla scapola (glenoide) e la parte concava sulla testa dell'omero, esattamente al contrario rispetto alla protesi totale. Questa soluzione consente al paziente di utilizzare il muscolo deltoide al posto della cuffia dei rotatori per sollevare il braccio. Anche in questo caso il chirurgo pratica un'incisione sulla parte anteriore della spalla, tra il deltoide e il grande pettorale, e procede all'impianto protesico.
La durata dell'intervento è di circa due ore e viene eseguito in anestesia generale o locale. 

 

È dolorosa o pericolosa?

Durante l'intervento il paziente non avverte dolore grazie all'anestesia. Il normale dolore post operatorio verrà fronteggiato con terapia farmacologica.
Il paziente sarà informato prima dell'intervento in merito alle eventuali complicazioni legate all'intervento, comprese quelle comuni a tutte le procedure chirurgiche. L'insorgenza di complicazioni è rara nella chirurgia protesica della spalla, si tratta infatti di un intervento sicuro.
Tra le complicazioni: infezioni, problemi di mobilizzazione delle componenti protesiche, danneggiamento di un nervo o di un vaso sanguigno. 

 

Chi può sottoporsi al trattamento?

La chirurgia protesica della spalla è indicata nei pazienti che convivono con un dolore severo alla spalla, tale da interferire con le attività giornaliere o con il sonno, quando il dolore si manifesta a riposo; nei soggetti che presentano una limitata funzionalità della spalla e debolezza; nei casi in cui altri trattamenti siano risultati non risolutivi.
La valutazione ortopedica indicherà se il paziente è candidabile alla sostituzione protesica, tenendo conto della storia clinica del paziente; delle sue condizioni generali, con particolare attenzione al movimento, alla stabilità e alla forza della spalla; dei risultati degli esami radiologici e degli altri test diagnostici.

 

Follow-up

In seguito all'intervento sarà necessario seguire un programma di riabilitazione per rafforzare la spalla e migliorare l'articolarità. Attenersi alle indicazioni del chirurgo dopo l'intervento è fondamentale per garantire il successo dell'intervento stesso. 
Il paziente indosserà un tutore leggero per la protezione della spalla per 30 giorni; è bene dunque che presti attenzione ai movimenti che compie dopo l'intervento, attenendosi alle indicazioni del chirurgo ed evitando attività che possono gravare sull'articolazione. In un paio di settimane, il soggetto sarà in grado di compiere attività semplici come mangiare, vestirsi, lavarsi.

 

Sono previste norme di preparazione?

Il paziente verrà informato, grazie al colloquio con l'anestesista, sul tipo di anestesia scelta per l'esecuzione dell'intervento