Gli antibiotici sono una categoria di farmaci con un impatto estremamente rilevante sulla salute globale. Gli antibiotici sono soluzioni particolarmente efficaci nel trattamento di patologie di origine batterica. Contengono infatti al loro interno sostanze in grado di supportare il sistema immunitario nel contrasto dei microrganismi patogeni interrompendone la proliferazione, sintetizzate o derivate a partire da organismi come i batteri stessi e i funghi.
Gli antibiotici dovrebbero essere assunti solo nelle specifiche situazioni cliniche che lo richiedono, un loro uso improprio porta infatti il rischio che si sviluppi antibiotico-resistenza, ossia la capacità acquisita dai batteri di resistere all’azione delle sostanze contenute negli antibiotici, con il rischio che l’organismo non sia più in grado di contrastare l’infezione.
L’Italia è tra i Paesi europei uno di quelli con i consumi più elevati e con preoccupanti livelli di germi multiresistenti a più di una classe di antibiotici. Secondo i dati AIFA relativi all’uso dei farmaci (Rapporto OsMed, 2025), a livello territoriale gli antimicrobici (prevalentemente antibiotici) rappresentano la quota di consumi di farmaci più elevata (1,7%) in Italia, superata solo dalla Francia (2%). In Italia, inoltre, si è registrato un aumento del 7% nel periodo 2021-2024, più che nel resto d’Europa (+4,4%).
Anche nel Rapporto Nazionale 2024 “L’uso degli antibiotici in Italia” a cura dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), si legge: “La situazione italiana è critica sia per la diffusione dell’antibiotico‐resistenza sia per il consumo degli antibiotici, rendendo pertanto urgenti le azioni di prevenzione e controllo. Il consumo di antibiotici in ambito umano continua a essere superiore alla media europea, con una grande variabilità tra le Regioni. Nelle mappe europee relative alla distribuzione dei batteri resistenti in Europa, l’Italia detiene, insieme alla Grecia, il primato per diffusione di resistenze per la maggior parte dei patogeni”.
Ne parliamo con il professor Michele Bartoletti, responsabile dell’Unità Operativa di Malattie infettive dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Che cosa sono gli antibiotici
Gli antibiotici sono prescritti dal medico in presenza di un’infezione batterica o quando vi è il sospetto elevato che questa infezione possa verificarsi. Gli antibiotici permettono la cura di tale infezione uccidendo o interrompendo la proliferazione dei microorganismi.
Le attività degli antibiotici sull’organismo dipendono da una serie di fattori, che vanno dalla tipologia di batteri che il singolo antibiotico è in grado di contrastare (quindi se l’antibiotico è efficace solo contro batteri specifici o ad ampio spettro), al tipo di azione esercitata sull’organismo, che può associarsi al livello di antibiotico nel sangue o dal tempo di permanenza nel circolo sanguigno. Insomma, l’utilizzo di ogni antibiotico (o di più antibiotici combinati) viene valutata in base alle specifiche condizioni cliniche della singola persona.
Per questo motivo è importante fare riferimento al medico e non assumere antibiotici in autonomia, ricordando sempre che si tratta di farmaci usati per curare specifiche patologie di origine batterica, non virale, come le influenze stagionali. Dalla dose del farmaco, a ogni quante ore assumerlo, alla durata complessiva della terapia: si tratta sempre di prescrizioni che vengono valutate dal medico in base al quadro clinico del paziente e che vanno seguite con attenzione e precisione. Allontanarsi dalla prescrizione, infatti, può diminuire l’efficacia della terapia e contribuire allo sviluppo di antibiotico-resistenza, con il rischio che l’organismo, a lungo termine, non sia più in grado di rispondere efficacemente all’azione del farmaco.
Antibiotici: quali sono e a cosa servono
Gli antibiotici si dividono comunemente in classi per distinguerli sia in base alle molecole impiegate nella loro struttura, sia all’effetto esercitato sull’organismo: gli antibiotici che vengono usati abitualmente in Italia sono le penicilline, le cefalosporine, i macrolidi, le tetracicline e i fluorochinoloni.
Che cos’è l’antibiotico resistenza
L’antibiotico-resistenza indica la capacità del batterio di resistere al farmaco che dovrebbe debellarlo. In alcuni casi l’antibiotico-resistenza può essere fisiologica, ma in Italia e nei Paesi europei sta crescendo l’antibiotico-resistenza acquisita. Si tratta in questo caso di una condizione determinata da mutazioni genetiche che si associano a un adattamento del batterio che, nel corso del tempo, seleziona gli individui più resistenti. A oggi sono già state individuate diverse specie batteriche capaci di diventare resistenti a tutti gli antibiotici disponibili sul mercato: si tratta quindi di un problema sanitario importante, che riguarda tutta la comunità, con maggiore attenzione alle persone più fragili e ospedalizzate.
Le conseguenze dell’antibiotico resistenza sulle persone, ma anche sull’ambiente e sulla fauna, sono particolarmente rilevanti. Quando un patogeno diventa immune all’azione di un farmaco, infatti, la patologia che provoca diventa più complessa da curare, con tempistiche più lunghe e un maggior rischio di complicanze ed esiti infausti.
Visite ed esami
-
2.3 milioni visite
-
+56.000 pazienti PS
-
+3.000 dipendenti
-
45.000 pazienti ricoverati
-
800 medici
