Le fratture sono delle interruzioni della continuità ossea provocate da eventi traumatici o condizioni patologiche, come l’osteoporosi. Possono essere composte o scomposte e sono in genere accompagnate da un forte dolore ed evidenti limitazioni funzionali dell’area interessata.
Ne parliamo con il dottor Lorenzo Di Mento, Responsabile dell’Unità Operativa di Traumatologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Frattura: che cos’è e quali sono le cause
La frattura comporta l’interruzione di un profilo osseo. Può interessare ossa lunghe, come femore, tibia o omero, oppure ossa brevi, come clavicola, osso metacarpale e ossa delle mani e dei piedi.
Le fratture si associano quasi sempre a cause traumatiche, per esempio incidenti, scontri nel corso di uno sport di contatto, cadute. In generale i traumi che causano una frattura prevedono sempre uno scontro ad alta energia che supera la capacità dell’osso di sopportarla.
Le fratture possono inoltre associarsi a una diminuzione della resistenza ossea. Si parla in questo caso di fratture patologiche e possono essere causate da patologie come osteoporosi grave, patologie oncologiche o infezioni.
Quali sono i diversi tipi di fratture?
Le fratture possono essere classificate in composte o scomposte. Le fratture composte presentano i due monconi ossei perfettamente allineati nonostante l’interruzione del profilo osseo. Per questo, in alcuni casi il trattamento di una frattura composta può essere conservativo. Nelle fratture scomposte, invece, i muscoli che si attaccano ai due differenti distretti ossei spostano i due monconi, che non risultano più allineati.
Le fratture si suddividono inoltre in chiuse ed esposte. Nelle fratture chiuse, che sono quelle che si verificano nella maggior parte dei casi, non si assiste a una comunicazione tra osso e ambiente esterno. Nelle fratture esposte, invece, l’osso fuoriesce dalla pelle oppure l’interruzione del profilo della cute è tale da poter favorire l’ingresso di germi e il rischio di sviluppare un’infezione.
Frattura scomposta e frattura composta: come distinguerle
Le fratture, sia composte sia scomposte, sono in genere associate a dolore.
Nella frattura scomposta in genere l’area interessata, come la caviglia o l’avambraccio, risulta deforme e il profilo non è più simmetrico alla controparte sana.
In caso di dubbi, vengono eseguiti specifici esami diagnostici, come la radiografia, che mostra immediatamente se vi sia o meno una scomposizione del focolaio di frattura.
Frattura: quali esami per la diagnosi?
L’esame più importante è quello clinico, che permette allo specialista di valutare la possibilità che l’osso sia fratturato. Successivamente l’esame che viene eseguito per confermare la diagnosi è la radiografia.
In alcuni casi specifici, può essere prescritta anche una TAC, utile per esempio per valutare la possibilità di intervenire chirurgicamente ed eventualmente pianificare nel dettaglio l’intervento.
Se radiografia e TAC non dovessero risultare dirimenti per la diagnosi può essere indicata una risonanza magnetica.
La visita ortopedica permette di studiare la struttura e la funzionalità dell’apparato locomotore per diagnosticare patologie acute, croniche o degenerative a carico della colonna vertebrale, degli arti superiori o degli arti inferiori.
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