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Come si cura la sindrome mielodisplastica?

Le sindromi mielodisplastiche sono malattie del sangue che insorgono prevalentemente dopo i 70-75 anni d’età e che sono caratterizzate dall’incapacità del midollo osseo di avere una produzione efficiente di cellule del sangue. La conseguenza di questa alterazione è un abbassamento dei livelli di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine nel sangue periferico, con un rischio di insorgenza di leucemia acuta.

Quali sono i sintomi della sindrome mielodisplastica? E quali sono i possibili trattamenti? Ne parliamo con il professor Matteo Della Porta, Capo Sezione Leucemie dell’Unità di Ematologia dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Sindrome mielodisplastica: quali sono i sintomi?

I sintomi della sindrome mielodisplastica sono in genere molto lievi e, per questo, non immediatamente riconosciuti dal paziente.

Tra i sintomi, che sono associati al deficit di produzione di cellule del sangue da parte del midollo osseo, ci sono:

  • affaticamento, astenia cronica e difficoltà respiratorie, a causa dell’abbassamento dei livelli di globuli rossi;
  • eventi emorragici in assenza di traumi, soprattutto a livello cutaneo e delle mucose, a causa dei bassi livelli di piastrine;
  • infezioni ricorrenti, provocate dall’abbassamento della concentrazione di globuli bianchi.

Questi sintomi non vanno mai ignorati e, soprattutto se persistono, bisogna comunicarli al medico di medicina generale per iniziare un percorso di diagnosi.

Come si cura la sindrome mielodisplastica?

Il trattamento delle sindromi mielodisplastiche dipende da vari fattori, tra cui il grado di severità della malattia nella singola persona (e, quindi dal rischio di evoluzione in leucemia) e la gravità dell’insufficienza midollare, quindi l’abbassamento delle cellule nel sangue periferico.

Una volta valutati questi aspetti, le strategie di trattamento sono molteplici, ma l’unico trattamento oggi potenzialmente curativo è il trapianto di cellule staminali emopoietiche, che può essere eseguito fino ai 75 anni. Nei casi meno gravi, il trattamento è mirato alla risoluzione del singolo difetto di produzione, utilizzando farmaci che stimolano la produzione delle cellule nel midollo (per esempio dei globuli rossi in caso di anemia) in base alle specifiche esigenze cliniche.

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