Le allergie sono una risposta eccessiva e anomala del sistema immunitario nei confronti di sostanze che, in condizioni normali, risultano innocue. Le reazioni allergiche possono manifestarsi a seguito dell’esposizione a sostanze di varia natura, tra cui sostanze inalanti come pollini, acari, muffe, alimenti, punture di imenotteri, farmaci.
In presenza di sintomi sospetti per allergia, ci sono vari esami allergologici che possono confermare la diagnosi.
Ne parliamo con la dottoressa Maria Rita Messina del Centro di Medicina Personalizzata: Asma e Allergologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Allergia o raffreddore: quali sono le differenze
I sintomi dell’oculorinite allergica possono essere scambiati per quelli di un comune raffreddore, ma un’attenta osservazione dei sintomi può permettere di distinguere le due patologie.
In particolare, l’oculorinite allergica si caratterizza per sintomi come:
- naso che cola e muco acquoso
- prurito a carico del naso, e meno frequentemente anche a orecchie e/o gola
- starnuti frequenti e ripetuti (starnuti “a salve”).
- lacrimazione, arrossamento agli occhi
Il raffreddore comune presenta invece sintomi come:
- naso chiuso con muco più denso
- stanchezza
- dolori muscolari
- febbre.
Un ulteriore elemento distintivo delle due patologie è la durata dei sintomi. Generalmente il raffreddore tende a risolversi spontaneamente in 7-10 giorni, mentre sintomi che persistono più a lungo sono in genere suggestivi per rinite allergica, che si risolve invece solo quando si interrompe l’esposizione all’allergene che la provoca.
La diagnosi di allergia è complessa?
La diagnosi di allergia può avvenire tardivamente, perché il paziente stesso potrebbe sottovalutare i sintomi oppure attribuirli ad altre condizioni, come nel caso della rinite allergica a un’influenza stagionale o nel caso di un’allergia alimentare, a un problema gastroenterologico. Inoltre, se la valutazione specialistica avviene a distanza di tempo dall’episodio allergico, la ricostruzione accurata dei sintomi e del contesto di insorgenza può risultare più complessa.
Durante la visita allergologica, lo specialista raccoglie un’anamnesi dettagliata, ricercando informazioni sull’ambiente di esposizione, sull’eventuale assunzione di alimenti o farmaci e sulle modalità di comparsa dei sintomi. Sulla base di questi elementi, il medico può indicare l’esecuzione di test allergologici mirati, utili a confermare il sospetto diagnostico.
Quali sono le prove allergiche?
Le prove allergiche vengono quindi prescritte dallo specialista allergologo dopo aver svolto la visita e si possono distinguere in test in vivo e test in vitro. I test in vivo si eseguono direttamente sul paziente, mentre i test in vitro sono esami di laboratorio che si effettuano su un campione del sangue ottenuto con un prelievo.
I test in vivo più comuni includono:
- Prick test, che prevede l’applicazione sull’avambraccio del paziente di goccioline contenenti estratti allergenici delle più comuni sostanze inalanti e/o alimentari che vengono fatte penetrare superficialmente nella cute con una lancetta sterile; se il paziente risulta sensibilizzato a una o più delle sostanze testate, si svilupperà una reazione localizzata nel giro di pochi minuti (pomfo pruriginoso simile alla puntura di zanzara)
- Patch test, indicato per indagare le dermatiti allergiche da contatto; consiste nell’applicazione sulla schiena del paziente di cerotti contenenti specifiche sostanze chimiche (metalli, cosmetici, conservanti, ecc.), che devono essere mantenuti per 48-72 ore prima della lettura effettuata dallo specialista allergologo.
- Test di provocazione/tolleranza orale per farmaci e alimenti, durante il quale il paziente assumerà in ambiente protetto e sotto stretto controllo medico il farmaco o l’alimento selezionato dallo specialista, in base alla storia allergologica del paziente
I test in vitro più comuni sono:
- Dosaggio delle IgE specifiche (Rast test), ossia la ricerca di anticorpi della classe IgE, coinvolti nelle reazioni allergiche.
- ALEX test, un’indagine di diagnostica molecolare che permette con un solo prelievo di sangue di ricercare gli anticorpi IgE specifici verso circa 300 allergeni (alimenti, inalanti, imenotteri).
È importante sottolineare che nessun test allergologico ha valore diagnostico se non correttamente interpretato nel contesto clinico: solo la valutazione integrata di anamnesi, sintomatologia e risultati dei test consentirà allo specialista di formulare una diagnosi accurata e di impostare il percorso terapeutico più appropriato.
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