La patologia che conosciamo come COVID-19 e che ha stravolto la nostra quotidianità nel corso dell’ultimo anno è causata da un virus chiamato SARS-CoV-2, che fa parte della più ampia famiglia dei coronavirus. 

Come la maggior parte dei virus, anche SARS-CoV-2 ha un periodo di incubazione, che varia da persona a persona, e l’infezione si manifesta con una serie di sintomi che generalmente sono simili a quelli dell’influenza. Ne parliamo con la dottoressa Elena Azzolini, della Direzione Medico Sanitaria di Humanitas.

Dall’inizio della pandemia sono stati calcolati oltre 52 milioni di casi confermati in tutto il mondo e oltre 1.200.000 decessi. Trattandosi un virus mai comparso prima tra gli esseri umani, non ci sono ancora gruppi umani che possono essere considerati immuni e, dunque, tutta la popolazione mondiale è potenzialmente suscettibile a questa infezione.

Come si trasmette il virus SARS-CoV-2?

Il virus SARS-CoV-2 è altamente contagioso: ciò significa che la sua trasmissione tra gli individui è molto veloce e un singolo individuo contagiato può infettarne diversi altri. Il virus si trasmette principalmente attraverso contatto ravvicinato, per l’esposizione ai droplet, ossia le particelle che emettiamo quando parliamo o, in misura sensibilmente maggiore, urliamo, cantiamo, starnutiamo o tossiamo.
Per proteggersi dalla diffusione di SARS-CoV-2, dunque, è opportuno quando si esce di casa e si incontrano persone esterne ai propri conviventi, indossare la mascherina protettiva e mantenere una distanza di almeno un metro con le altre persone.

Il virus può diffondersi anche tramite il contatto con superfici contaminate dai droplet e portando in seguito le mani al viso, magari toccandosi la bocca o il naso, prima di averle lavate e disinfettate. SARS-CoV-2, infatti, in base al materiale della superficie su cui si trova, può sopravvivere da qualche ora fino ad alcuni giorni. Per questo motivo è molto importante lavare e igienizzare spesso le mani

Quali sono i tempi di incubazione di COVID-19?

Quando parliamo di incubazione, intendiamo quel periodo finestra tra il momento in cui il nostro corpo viene aggredito dal virus e il momento in cui cominciano a manifestarsi i sintomi della patologia, che coincide generalmente anche con il momento in cui diventiamo a nostra volta infettivi e possiamo accertare la presenza dell’infezione tramite gli opportuni controlli diagnostici, come il tampone. 

Il periodo di incubazione del virus va dalle 48-72 ore circa fino a due settimane. Da un report degli Annals of Internal Medicine, datato 5 maggio 2020, per COVID-19 risulta un tempo di incubazione medio di 4-5 giorni e una permanenza dei sintomi di circa 11 giorni. 

Generalmente la contagiosità di un individuo raggiunge il suo picco nella fase iniziale di esordio dei sintomi di COVID-19, ma è anche possibile la trasmissione del virus fino a due giorni prima della manifestazione dei sintomi. Infettivi, inoltre, possono essere anche individui che non mostrano sintomi e magari sono ignari di aver contratto il virus (i cosiddetti asintomatici).

L’infettività di un individuo generalmente è, quindi, massima subito prima e subito dopo la comparsa dei sintomi e si estende oltre 10 giorni dopo il primo sintomo. La probabilità di trasmettere il virus è correlata alla carica virale e non alla severità della malattia. Ma, come anticipato, anche i soggetti cosiddetti “debolmente positivi” e gli asintomatici non escludono affatto l’infettività in un numero non trascurabile di casi.

Cosa fare in caso di sintomi?

Qualora si noti la comparsa di sintomi riconducibili a COVID-19, occorre rimanere a casa e contattare il proprio medico di medicina generale: sarà lui, infatti, a prescrivere se necessario un tampone.

Il tampone è un test molecolare eseguito su un campione prelevato dalle vie respiratorie ed è, al momento, considerato il test più affidabile per diagnosticare l’infezione da SARS-CoV-2. Persone che non mostrano sintomi ma che hanno avuto un contatto a rischio, devono aspettare almeno 72 ore prima di effettuare il tampone. Prima del tempo minimo di incubazione del virus, infatti, è improbabile rilevare un’eventuale infezione.

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