Nel periodo invernale le patologie della pelle diventano spesso più aggressive e fastidiose, ma la colpa non è solo del freddo. Il professor Antonio Costanzo, responsabile della Dermatologia di Humanitas ha parlato in particolare della psoriasi, un disturbo della pelle dovuto ad uno stato di instabilità della crescita dell’epidermide in alcune parti del corpo. Non si tratta di una malattia vera e propria ma di una anomalia della crescita dell’epidermide, che può comparire e scomparire anche spontaneamente.

“Il periodo invernale è il peggiore per chi soffre di psoriasi – ha spiegato Costanzo – lo stress da lavoro, ma anche gli eccessi alimentari tipici delle feste sono tutti elementi che attivano i processi infiammatori in circolo nel corpo, causando quindi un peggioramento della sintomatologia e rendendo più aggressiva la psoriasi. Vediamo così, in questo periodo dell’anno, un numero maggiore di pazienti che chiede aiuto per tenere a bada la malattia, che spesso tende ad aggravarsi”.

Anche l’aria secca degli ambienti chiusi e la scarsa esposizione alla luce del sole, benefica per chi soffre di psoriasi, possono contribuire a un peggioramento della malattia.

I consigli dell’esperto e le cure

“Bisogna fare tutto il possibile per potenziare il nostro sistema immunitario, ad esempio facendo attività fisica regolarmente, un vero toccasana per la salute generale -ha spiegato il professore -. È poi importante per non prendere peso nutrirsi bene e fare il possibile per arginare lo stress”. 

“Oggi – ha proseguito Costanzo – abbiamo a disposizione trattamenti innovativi sempre più in grado di garantire altissima efficacia e sicurezza che durano a lungo nel tempo. Esistono molte cure diverse, dai topici per la psoriasi lieve ai biologici per quella grave, in grado di tenere a bada la malattia”. 

Nuovi trattamenti con terapie biologiche

“Siamo arrivati a un tale avanzamento dell’armamentario terapeutico da avere a disposizione terapie biologiche in grado di mantenere il risultato di pulizia della pelle nel tempo, avendo un profilo di sicurezza molto elevato – ha concluso il professore, che nel corso dell’intervista sul Corriere della Sera ha anche commentato i dati di uno studio presentato in occasione dell’Inflammatory Skin Disease Summit, di Vienna -. I dati dello studio Eclipse dimostrano come l’84,5% dei pazienti trattati con guselkumab ha ottenuto un miglioramento notevole dopo 48 settimane di trattamento, rispetto al 70% dei malati trattati con secukinumab. Il punto è ora trattare adeguatamente tutti i pazienti che possono giovare di queste terapie: ancora troppi malati con psoriasi, anche severa, non arrivano neanche allo specialista”.

 

 

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