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Malformazione di Arnold-Chiari


Che cos’è la malformazione di Arnold-Chiari?

La malformazione di Chiari è una condizione anatomica caratterizzata dalla discesa di strutture della fossa cranica posteriore (in particolare le tonsille cerebellari) al di sotto del forame magno, con possibile coinvolgimento del tronco encefalico e alterazione della dinamica del liquido cerebrospinale (liquor). Questa condizione può determinare compressione delle strutture nervose e ostacolo al normale flusso liquorale tra cranio e canale spinale. Si tratta di una patologia rara (prevalenza inferiore all’1%), oggi più frequentemente diagnosticata grazie alla diffusione della risonanza magnetica (RM), che consente di identificare anche forme paucisintomatiche o incidentali. 

Le malformazioni di Chiari sono tradizionalmente suddivise in più tipologie: 

  • Tipo 0: assenza di significativa erniazione tonsillare (<5 mm), ma possibile presenza di sintomatologia e siringomielia. 
  • Tipo 1: discesa delle tonsille cerebellari >5 mm al di sotto del forame magno. Può associarsi a: o siringomielia (50–70% dei casi) o idrocefalo (circa 10%).
  • Tipo 2 (Arnold-Chiari): dislocazione caudale di cervelletto, tronco encefalico e IV ventricolo. È una forma congenita frequentemente associata a difetti del tubo neurale (es. mielomeningocele). 
  • Tipo 3: forma rara e severa, caratterizzata da erniazione di strutture cerebellari e/o del tronco encefalico in un meningocele cervico-occipitale. 
  • Tipo 4: ipoplasia o aplasia cerebellare, senza erniazione. 

Quali sono le cause della malformazione di Arnold-Chiari?

L’eziopatogenesi non è completamente definita. Le principali ipotesi includono: 

  • ridotto volume della fossa cranica posteriore 
  • alterazioni dello sviluppo embrionale delle strutture encefaliche 
  • anomalie nella circolazione del liquor 
  • fattori genetici e ambientali (inclusa la possibile carenza di folati in gravidanza). 

Quali sono i sintomi della malformazione di Arnold-Chiari?

La malformazione di Chiari può manifestarsi in età pediatrica o adulta (più frequentemente tra i 25 e i 40 anni). Una quota significativa di pazienti è asintomatica. 

Nei casi sintomatici, i segni e sintomi più comuni includono: 

  • cefalea occipitale, spesso evocata da manovre di Valsalva (tosse, starnuti, sforzi) dolore nucale con irradiazione retro-orbitaria 
  • vertigini e instabilità 
  • disturbi visivi (diplopia
  • acufeni

Meno frequentemente: 

In presenza di siringomielia possono comparire: 

Le forme pediatriche (tipi 2–4) si presentano generalmente alla nascita o nella prima infanzia e sono associate a quadri clinici più complessi, che possono comprendere: 

  • ritardo dello sviluppo neuropsicomotorio 
  • disturbi della coordinazione 
  • alterazioni del tono muscolare 
  • difficoltà nella deglutizione e nella fonazione. 

Frequentemente coesistono: 

  • mielomeningocele 
  • idrocefalo.

Malformazione di Arnold-Chiari: come si fa la diagnosi?

L’esame di riferimento è la risonanza magnetica (RM) encefalo e rachide cervicale

La RM consente di: 

  • valutare il grado di discesa tonsillare 
  • analizzare i rapporti tra strutture nervose e ossee 
  • identificare eventuale siringomielia 
  • studiare la dinamica del flusso liquorale (RM con studio del flusso, nei casi selezionati).

Una discesa tonsillare fino a 5 mm può rientrare nei limiti della normalità; la diagnosi di Chiari I si basa sull’integrazione tra dati radiologici e quadro clinico. 

Come trattare la malformazione di Arnold-Chiari?

La gestione dipende dalla sintomatologia e da eventuali condizioni associate. 

Approccio conservativo 

Nei pazienti asintomatici o paucisintomatici è indicato un follow-up clinico e radiologico. 

Trattamento chirurgico

Indicato nei pazienti sintomatici e/o con siringomielia. L’intervento standard consiste in: 

  • craniectomia suboccipitale  
  • laminectomia di C1 (eventualmente estesa) 
  • plastica durale (duraplastica). 

Obiettivi: 

  • decompressione della giunzione cranio-cervicale 
  • ripristino del flusso liquorale 
  • prevenzione della progressione neurologica. 

In casi selezionati può essere considerata: 

  • riduzione/coagulazione delle tonsille cerebellari 
  • trattamento dell’idrocefalo (derivazione ventricolo-peritoneale).
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