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Radioembolizzazione

La radioembolizzazione è una terapia contro il cancro del fegato basata sull’uso di microsfere radioattive somministrate direttamente all’interno della massa tumorale. È utilizzata nel trattamento dei tumori primari e secondari del fegato, come il carcinoma epatocellulare e il cancro epatico metastatico.

 

Che cos’è la radioembolizzazione?

La radioembolizzazione prevede l’uso di microsfere di vetro dal diametro pari a 20-30 micrometri contenenti ittri-90 radioattivo che vengono iniettate nell’arteria epatica attraverso un catetere. Percorrendo poi i vasi sanguigni che lo alimentano, la radioattività raggiunge direttamente il tumore, depositandosi nei suoi capillari. Qui le sfere continueranno a emettere radioattività per diverse settimane, durante le quali distruggerà il tumore risparmiando i tessuti sani circostanti.

 

Come si svolge la radioembolizzazione?

In genere la radioembolizzazione non richiede un ricovero prolungato in ospedale, ma richiede due fasi. Nella prima, il paziente è sottoposto ad esami per valutare l’anatomia del fegato e, se necessario, all’embolizzazione delle arterie gastroduodenale, gastrica destra e sinistra e pilorica. Dopo circa due settimane si procede all’iniezione delle microsfere, che viene effettuata in anestesia locale praticando solo una piccola incisione a livello dell’inguine.

Rispetto ad altre terapie contro il cancro del fegato, la radioembolizzazione è associata a effetti collaterali generalmente più lievi.

 

La radioembolizzazione è dolorosa e/o pericolosa?

La radioembolizzazione non è pericolosa. Tra i suoi effetti collaterali più comuni sono inclusi affaticamento lieve o moderato, qualche dolore, nausea, febbricola e, in alcuni casi, perdita dell’appetito o alterazione della funzionalità epatica. In genere la maggior parte di questi problemi scompare nell’arco di una settimana. L’incidenza di effetti avversi più gravi (gastriti, colecistiti, pancreatiti) è inferiore all’1% dei casi; sono riportati effetti collaterali maggiori quali gastriti, colecistiti, pancreatici.

 

Quali pazienti possono sottoporsi alla radioembolizzazione?

La radioembolizzazione è indicata in caso di tumori primari o secondari localizzati esclusivamente (o quasi) nel fegato, anche in caso di trombosi della vena porta. Potrebbe essere utilizzata anche per ridurre la dimensione del tumore prima di un trapianto, di un intervento chirurgico o di un’ablazione con radiofrequenza.

 

Follow-up

Dopo il trattamento è bene sottoporsi alle visite di controllo prescritte dai medici. Nel caso in cui il tumore interessi entrambi i lobi del fegato potrebbe essere necessario sottoporsi a una seconda radioembolizzazione.

 

Sono previste norme di preparazione?

Prima della radioembolizzazione è necessario sottoporsi a esami diagnostici. In caso di chemioterapia o di assunzione di altri farmaci potrebbe essere necessario sospendere momentaneamente il trattamento.