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Mal di testa e sonno: quale legame

Una mancanza di sonno o una sua scarsa qualità impatta sul funzionamento del sistema immunitario, circolatorio e ormonale e ostacola la capacità dell’organismo di ripararsi e rigenerarsi. 

Per la maggior parte degli adulti un riposo compreso tra sette e nove ore per notte è considerato la norma, ma la quantità ideale varia da persona a persona e può cambiare con l’età e le fasi della vita. Alcuni hanno necessità di dormire più a lungo, altri meno.

Tra i disturbi più comunemente legati alla mancanza del sonno troviamo il mal di testa. Ne parliamo con il dottor Vincenzo Tullo, neurologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Le alterazioni del ritmo circadiano

Il ritmo sonno-veglia (ritmo circadiano) è fondamentale per mantenere l’equilibrio dell’organismo, dato il suo ruolo nel corretto funzionamento degli organi e nella regolazione delle attività cerebrali.

I principali fattori che alterano questo ritmo sono:

  • età: nelle persone anziane è comune addormentarsi presto e svegliarsi nelle prime ore del mattino, con conseguenze sui cicli del sonno;
  • lavorare su turni: il riposo diurno e l’attività serale/notturna danno al ritmo circadiano un andamento innaturale;
  • jet lag: il passaggio attraverso diversi fusi orari provoca uno sfasamento temporaneo del sonno;
  • stile di vita scorretto: consumo di alcolici, eccesso di caffeina, uso prolungato di dispositivi elettronici la sera ostacolano la qualità del sonno.
  • alcune patologie.

Alterazioni del ritmo sonno-veglia possono favorire l’insorgenza di disturbi, come il mal di testa.

Altri disturbi del sonno che possono associarsi a mal di testa sono:

  • apnee notturne: le pause respiratorie durante la notte determinano spesso mal di testa al risveglio;
  • insonnia: la difficoltà persistente ad addormentarsi o a mantenere il sonno favorisce episodi dolorosi più frequenti e intensi;
  • ipersonnia: dormire troppo può alterare i segnali della serotonina, inducendo il corpo a comportarsi come se fosse sveglio. Questo squilibrio porta a disidratazione, fame e mal di testa al risveglio.
  • stress: stimola il rilascio di cortisolo, un ormone che può alzare la pressione arteriosa e favorire la comparsa del dolore.

Emicrania e cefalea: differenze e sintomi

L’emicrania è una forma di cefalea, spesso ereditaria, che colpisce soprattutto la popolazione femminile. Gli episodi hanno intensità moderata, possono impedire le attività quotidiane, peggiorano con il movimento e a volte si accompagnano a nausea, vomito, sensibilità alla luce (fotofobia) e ai rumori (fonofobia).

Le principali varianti sono due: l’emicrania con aura, caratterizzata da sintomi neurologici transitori, spesso visivi (lampi, luci o perdita parziale del campo visivo), e l’emicrania senza aura, più comune, dove mancano questi sintomi.

L’emicrania può diventare, con il tempo, invalidante, in particolare quando evolve da forma episodica a cronica.

La cefalea tensiva è la forma più diffusa. Si manifesta con dolore bilaterale, descritto come un “cerchio” o un “peso” sulla testa, di intensità moderata.

La durata varia da mezz’ora a una settimana e può associarsi a contrazione dei muscoli cranici. Oltre a una predisposizione individuale, questo tipo di cefalea è spesso correlato a tensione emotiva o fisica.

La cefalea a grappolo interessa principalmente il sesso maschile ed è caratterizzata da dolore orbitale molto intenso, unilaterale, che senza trattamento può durare dai 15 ai 180 minuti. Gli attacchi si presentano in periodi definiti “grappoli”, con frequenza che può andare da uno ogni due giorni fino a otto al giorno. Questi cicli durano da due settimane a tre mesi e sono seguiti da fasi di remissione di durata variabile, anche di anni.

Il dolore si accompagna a sintomi come lacrimazione, arrossamento della congiuntiva, congestione nasale, rinorrea e sudorazione del volto e della fronte. Durante l’attacco la persona appare agitata e tende a muoversi. La forma è definita cronica quando gli episodi persistono per oltre un anno con periodi di remissione inferiori a trenta giorni.

Mal di testa: come si cura?

Il trattamento del mal di testa legato alla privazione di sonno dipende dalla causa. Prima di stabilire una terapia, il medico può richiedere un diario del sonno e del dolore, utile per registrare:

  • ore di sonno reali
  • qualità del riposo
  • numero di episodi di mal di testa al mese
  • presenza di altri sintomi.

Oltre a lavorare sul miglioramento delle abitudini del sonno, lo specialista può suggerire interventi mirati quando il mal di testa si presenta con frequenza, come nel caso dell’emicrania o della cefalea tensiva. 

Nei casi più leggeri è possibile ricorrere a farmaci da banco, mentre per le forme più intense o ricorrenti il medico può prescrivere terapie specifiche, utili sia per bloccare un attacco in corso sia per ridurre il numero degli episodi.

Sonno insufficiente: si può prevenire il mal di testa?

Anche la prevenzione ha un ruolo importante. Quando non sono presenti altre malattie che interferiscono con il sonno, creare una routine stabile, coricandosi e svegliandosi sempre alla stessa ora, aiuta l’organismo a mantenere un ritmo costante. 

Una camera da letto silenziosa, buia e con una temperatura confortevole favorisce il sonno profondo, mentre è utile evitare nelle ore serali sostanze che lo disturbano, come alcol, caffeina o pasti abbondanti. Anche l’attività fisica contribuisce a migliorare la qualità del sonno, purché non venga svolta troppo vicino al momento di andare a letto. Infine, è importante non andare a letto con smartphone o altri dispositivi elettronici a portata di mano, così da prevenire distrazioni e stimoli luminosi che interferiscono con l’addormentamento.

Visita specialistica neurologica – Disturbi del sonno

La visita specialistica neurologica per disturbi del sonno è utile a diagnosticare le cause dietro la difficoltà a dormire e a trovare il giusto percorso terapeutico.

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