Quando si parla di chirurgia, i tumori polmonari possono richiedere in associazione all’intervento chirurgico un trattamento post operatorio (adiuvante) a scopo preventivo per cercare di ridurre il rischio di ricadute.
Ne parliamo con il professor Giuseppe Marulli, Responsabile dell’Unità di Chirurgia Toracica presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e docente di Humanitas University.
Le terapie post operatorie per tumori di stadio intermedio
In presenza di tumori polmonari di stadio intermedio, quindi di dimensione superiore a 3 centimetri o con coinvolgimento dei linfonodi ilari, prossimi al tumore, o con una singola stazione linfonodale, viene generalmente previsto un trattamento post operatorio con lo scopo di ridurre il rischio di recidiva. Tale trattamento viene definito sulla base delle risultanze dell’esame istologico e di esami molecolari.
Anche grazie allo sviluppo sempre maggiore di immunoterapia e terapie biologiche, oggi accedono alle terapie post operatorie anche pazienti con tumori di stadio IB, quindi localizzati e senza coinvolgimento linfonodale (ma, come abbiamo detto, superiori ai 3 centimetri). In questa categoria di pazienti sono spesso presenti o iperespresse delle mutazioni genetiche, per il cui trattamento abbiamo oggi a disposizione farmaci a bersaglio molecolare molto efficaci che riducono notevolmente (fino all’80%) il rischio di recidiva.
Le terapie post operatorie per tumori con micrometastasi ai linfonodi
La chirurgia è sempre preceduta da accurate analisi pre-operatorie, con metodiche non invasive come PET e TAC, o con metodiche mininvasive come la broncoscopia o l’analisi dei linfonodi per via endoscopica (EBUS). Tuttavia, vi sono casi in cui nonostante durante queste indagini abbiano escluso la presenza di localizzazioni secondarie ai linfonodi, si trovino comunque durante l’intervento o all’esame istologico definitivo delle micrometastasi. In questi pazienti, l’individuazione di microlocalizzazioni a livello dei linfonodi che avviene in modo imprevisto comporta comunque il completamento dell’intervento chirurgico in maniera radicale. Successivamente però dato l’aumentato rischio di possibile recidiva della malattia a lungo termine, si rende necessario anche un trattamento post operatorio adiuvante.
Anche la scoperta in sede di chirurgia di piccoli noduli pleurici non evidenziati dalle analisi, comporta una modifica del trattamento: è opportuno interrompere l’intervento e sottoporre successivamente il paziente a una terapia oncologica.
Le terapie post operatorie in presenza di residui di malattia
In una percentuale ridotta di casi che presentano tumori localmente avanzati, con (per esempio) infiltrazione della parete toracica a livello delle vertebre, o infiltrazione dei grossi vasi, può residuare una minima parte di malattia, che viene evidenziata all’esame istologico. Ci possono anche essere residui di malattia macroscopici, che fisicamente non è possibile resecare. Sono situazioni per cui può essere necessario eseguire un trattamento post operatorio che, in base alle caratteristiche del residuo, può comportare una radioterapia localizzata nella sede di residuo della malattia, o un trattamento combinato oncologico e radioterapico.
In alcuni casi si può inoltre ricorrere a immunoterapia e terapie biologiche. In particolare, l’efficacia dell’immunoterapia può aumentare se combinata a un trattamento radioterapico, che contribuisce a stimolare il sistema immunitario.
Immunoterapia e terapie biologiche nel trattamento preoperatorio
Grazie a immunoterapia e terapie biologiche, nel trattamento del tumore polmonare si possono ottenere risultati superiori rispetto a quelli della chemioterapia tradizionale. Pazienti che prima risultavano non idonei alla chirurgia, non solo con il supporto di queste terapie risultano tecnicamente operabili, ma con l’associazione di trattamenti chemioimmunoterapici spesso hanno una risposta patologica completa, ossia non presentano più residuo attivo di malattia (dai dati degli studi circa il 20-25%) all’esame istologico postoperatorio. La chirurgia, quindi, diventa effettivamente curativa. In questi casi, però, il trattamento chirurgico è complesso e richiede l’accesso del paziente in centri altamente specializzati, con un team multidisciplinare di specialisti con grande esperienza e in grado di trattare eventuali complicanze in tutti i loro aspetti.
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