I progressi della Ricerca in Oncologia ed Ematologia: questo il tema al centro della diretta Facebook di giovedì 10 maggio, che ha visto come protagonisti il professor Armando Santoro, Direttore di Humanitas Cancer Center e docente di Humanitas University, il professor Matteo Simonelli, oncologo in Humanitas e docente di Humanitas University e la dottoressa Marianna Rossi, ematologa di Humanitas.

Il ruolo dell’immunoterapia

Come ha spiegato il professor Santoro: “Abbiamo sviluppato e sono già in corso di utilizzazione, una serie di nuovi farmaci in grado di attivare il nostro sistema immunitario, consentendo alle  cellule di attaccare le cellule tumorali, combatterle e in molti casi eliminarle, bloccando così fin dalle fasi iniziali lo sviluppo di un processo tumorale.

L’immunoterapia può agire in maniera trasversale su molte forme tumorali (sebbene non su tutte) perché più che colpire la cellula tumorale specifica, attiva i nostri meccanismi di difesa contro il tumore e dunque è in grado di svolgere un’azione terapeutica su diversi tipi di tumore. La somministrazione avviene in genere per via endovenosa, in day hospital, una o due volte al mese. È bene segnalare poi che anche il profilo di tossicità di questa terapia è estremamente favorevole: gli effetti collaterali, seppur presenti, sono modesti e raramente di particolare entità.

L’immunoterapia rappresenta un campo di sviluppo fondamentale in futuro, si pensi che anche i nuovi programmi di Ricerca in oncologia e in ematologia sono concentrati sull’immunoterapia con risultati favorevoli soprattutto in alcuni tumori, come il melanoma. Vedo poi molto positiva l’attività dimostrata da queste molecole anche in fase preventiva nei pazienti sottoposti a interventi chirurgici: in questa fase infatti, una terapia funzionante può essere in grado non solo di ottenere ottimi risultati in termini di allungamento della vita, ma potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’aumentare le probabilità di guarigione definitiva. E in questo senso disponiamo di dati preliminari molto interessanti”.

Il prof. Santoro ha poi sottolineato che l’immunoterapia non ha sostituito la cosiddetta medicina di precisione, ma che in alcuni casi rappresenta un’alternativa, in altri casi un’integrazione a essa: “L’immunoterapia non ha eliminato l’ormonoterapia, la chemioterapia, le terapie a bersaglio molecolare; questi trattamenti continuano a funzionare, ma abbiamo sempre più patologie in cui l’integrazione dell’immunoterapia con le terapie biologiche e la chemioterapia è in grado di portare effetti molto positivi”.

I nuovi farmaci in Ematologia

“La leucemia mieloide cronica rappresenta il prototipo di patologia nella quale è stato per la prima volta applicato il concetto di medicina di precisione, sviluppando tanti anni fa un farmaco intelligente, mirato all’alterazione genetica responsabile di malattia. Negli ultimi anni tuttavia la ricerca scientifica ha permesso di implementare la conoscenza delle basi genetiche delle malattie del sangue, sviluppando nuovi farmaci mirati all’alterazione genetica della singola malattia.

In Humanitas disponiamo di sofisticati test diagnostici che permettono di caratterizzare in maniera precisa l’assetto genetico alla base della malattia del singolo paziente e in tempi rapidi possiamo così sviluppare una strategia terapeutica che coinvolga sia farmaci tradizionali sia nuovi farmaci per ottimizzare al meglio la cura del singolo paziente”, ha precisato la dottoressa Rossi.

Le fasi per la realizzazione di un nuovo farmaco

Il professor Simonelli ha spiegato quali sono le fasi che portano alla messa a punto di un nuovo farmaco: “Lo sviluppo di un nuovo farmaco passa attraverso un lungo percorso che vede una prima fase in cui sia ha l’ideazione di una nuova molecola e la definizione di un bersaglio terapeutico (e dunque un elemento biologico su cui si vuole agire per modificare la malattia) , cui segue la realizzazione vera e propria del farmaco. Vi è poi una sperimentazione preclinica, in cui la molecola viene testata in laboratorio per valutarne l’attività farmacologica, le proprietà chimico-fisiche e la sicurezza prima che venga utilizzata sui pazienti. Per le molecole che superano questa selezione inizia lo sviluppo clinico che vede classicamente tre fasi: gli studi di fase I, che valutano in particolare il profilo di sicurezza e la tollerabilità del nuovo farmaco; gli studi di fase II, che stabiliscono l’attività antitumorale del nuovo farmaco su una popolazione omogenea di pazienti con uno stesso tumore; la fase III infine vede la comparazione di un nuovo farmaco con le terapie standard utilizzate ed è qui che il nuovo farmaco deve dimostrare un effettivo miglioramento in termini di sopravvivenza dei pazienti e di qualità di vita, per poter ottenere l’approvazione dagli enti regolatori ed entrare effettivamente in commercio”.

Gli altri temi al centro della diretta

Il prof. Santoro ha poi illustrato i miglioramenti che si sono avuti rispetto alla tossicità dei farmaci antitumorali e in generale nell’ambito terapeutico e ha risposto ad alcune domande dei pazienti.

Gli specialisti hanno poi raccontato i progetti di ricerca in corso in Humanitas.

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