Le cadute accidentali sono la causa principale di frattura del polso. Come ha spiegato il dottor Alberto Lazzerini, Responsabile di Chirurgia della mano in Humanitas, ospite in studio a Buono a sapersi su Rai1: “Il polso è un’articolazione molto complessa, composta di moltissime ossa che possono andare incontro a frattura. Le fratture del polso dunque sono molteplici, una delle più frequenti è la frattura del radio, altre sono, per esempio, la frattura delle ossa del carpo, dello scafoide e del semilunare.

“Generalmente in presenza di frattura si avverte un dolore importante che si accompagna a impotenza funzionale e a riduzione della mobilità delle dita, con impossibilità a muovere la mano. Alcune fratture però possono essere poco dolenti.

In presenza di tumefazione, deformità e dolore siamo indirizzati verso una frattura; se invece la mobilità è buona e il profilo del polso è regolare è più facile si tratti di una contusione”, ha precisato lo specialista.

Cosa fare in caso di frattura?

“In caso di frattura occorre recarsi in Pronto soccorso, è bene però immobilizzare il polso, con una procedura semplice che si può fare anche a casa con ciò che si ha a disposizione. È possibile per esempio prendere un pezzo di cartone, come il coperchio di una scatola da scarpe da cui vanno eliminati gli angoli, e stendendo il braccio in avanti appoggiare il cartone sotto il braccio, includendo ovviamente polso e mano. Se possibile, si può anche porre tra il braccio e il cartone dell’ovatta, in modo da evitare il contatto diretto del braccio con il cartone. Con una benda poi si avvolge il tutto, facendo sì che il cartone resti adeso al braccio e il polso sia così immobilizzato; in mancanza di una garza va bene anche uno strofinaccio da cucina. Con il polso così fermo si va in Pronto soccorso”, ha spiegato il dottor Lazzerini.

La radiografia e la scelta del trattamento

“Una volta in Pronto soccorso verrà effettuato un esame clinico da parte di uno specialista e una radiografia; questo esame conferma la presenza di una frattura e mostra anche il tipo di frattura. In alcuni casi, può essere utile una TC, per studiare meglio la frattura.

Se la frattura non dà garanzia di stabilità e di riduzione mediante il gesso, si rende necessario l’intervento chirurgico. Le fratture più semplici infatti possono essere trattate con un gesso, mentre quelle più complesse che coinvolgono l’articolazione, devono essere trattate chirurgicamente. Oggi l’intervento più diffuso è l’osteosintesi con una placca: si applica una placca con delle viti che nella maggior parte dei casi non è poi necessario togliere; si tratta di un intervento semplice, che dura indicativamente dai 30 minuti all’ora.

Non è possibile tornare a una condizione di totale normalità, ma si può ottenere una condizione tale che consente l’uso normale della mano e del polso. Una frattura guarisce generalmente in 5 settimane, ma con un intervento adeguato è possibile riprendere una funzione elementare della mano anche molto prima”, ha concluso il dottor Lazzerini.

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