“La stitichezza è una difficoltà nell’espletamento della funzione intestinale e si caratterizza per un’evacuazione inferiore alle tre volte alla settimana, una difficoltà a evacuare e la presenza di feci particolarmente dure e di un volume ridotto (le cosiddette feci caprine). Si tratta di un disturbo che colpisce soprattutto il sesso femminile e che rappresenta la seconda causa di assenza dal lavoro, dopo l’influenza stagionale”, a spiegarlo è la dottoressa Federica Furfaro, gastroenterologa in Humanitas, ospite in studio a Il mio medico su Tv2000.

“I pazienti in genere avvertono una sensazione di svuotamento incompleto e a volte devono ricorrere anche a manovre manuali o all’utilizzo di presidi come supposte o clisteri, che però non sono il lassativo indicato per questa malattia perché svuotano l’ultimo tratto dell’intestino ma il problema è spesso in alto”, ha sottolineato la specialista.

Forme acute e forme croniche

“Esistono forme episodiche che potremmo definire acute, che si manifestano all’improvviso per esempio per l’utilizzo di alcuni farmaci (come gli antidepressivi o alcuni antibiotici o supplementi di ferro per bocca), in caso di gravidanza, per la presenza di stenosi (restringimenti infiammatori), o in seguito a intervento chirurgico. A contare è anche il cambiamento di stile di vita o di luoghi.

Esistono poi forme croniche che perdurano per oltre sei mesi e che spesso sono legate a patologie croniche come il Parkinson, l’ipotiroidismo e il diabete mellito, ma che possono essere legate anche ad altri fattori come per esempio un malfunzionamento del pavimento pelvico (discinesia)”, ha spiegato la dottoressa Furfaro.

Quali esami per la diagnosi?

“Im presenza di campanelli d’allarme come sangue nelle feci, dimagrimento improvviso associato magari a sintomi come dolori addominali molto forti e febbre, è bene fare qualche approfondimento.

In questi casi, il primo esame cui sottoporsi è in genere la colonscopia. Questo non è però l’unico esame, abbiamo infatti la possibilità di studiare l’intestino per verificare la presenza di alterazioni a livello delle pareti con l’ecografia delle anse intestinali, un esame semplice e indolore. Si possono poi utilizzare test sulle feci o esami del sangue per valutare eventuali indici di infiammazione o altri problemi, come l’ipotiroidismo. Si può anche studiare il transito intestinale per verificare se effettivamente vi sia un rallentato svuotamento dell’intestino. In passato si utilizzava una radiografia diretta dell’addome con dei marcatori radiopachi, adesso si ricorre al breath test al lattulosio, un test del respiro che aiuta a stabilire se il problema è legato a un ridotto transito”, ha precisato la dottoressa.

Attenzione all’abuso di lassativi

Occorre prestare attenzione all’uso dei lassativi e delle erbe: “I lassativi sono dei farmaci e come tali necessitano di una prescrizione medica, abusarne può creare dei problemi. Erroneamente poi si pensa che le erbe siano buone in quanto tali, ma non tutte le erbe sono uguali: la senna per esempio è un lassativo irritante della parete dell’intestino e pertanto è sempre necessario affidarsi al medico per scegliere la terapia più adeguata.

I lassativi che più comunemente utilizziamo sono detti osmotici, in grado cioè di richiamare i liquidi all’interno dell’intestino; accanto a questi, anche i lassativi a base di fibre, la fibra più utilizzata è lo psyllium che favorisce la creazione di una massa fecale e ha anche un’azione osmotica richiamando l’acqua nel lume”, ha spiegato la dottoressa Furfaro.

Alimentazione e idratazione

“Sono però fondamentali anche l’alimentazione e il consumo di acqua. La dieta più adeguata prevede l’utilizzo di diversi tipi di fibre, via libera dunque a: lattuga, zucchine, spinaci, yogurt con i suoi fermenti lattici, fichi e prugne, cereali integrali, legumi (anche se favorendo la fermentazione possono contribuire a produrre aria e dare così fastidio). Meglio evitare invece gli alimenti che rallentano lo svuotamento intestinale, quelli più complessi e grassi (come formaggi grassi, insaccati, zuccheri), ma anche quelli ricchi di amido come pane e riso non integrale. Rallentano i movimenti dell’intestino anche gli alimenti freddi (bibite, gelati). È fondamentale poi bere almeno due litri di acqua al giorno.

Per la prevenzione è consigliabile bere acqua a sufficienza, mangiare frutta e verdura e praticare regolare attività fisica, benefica per il nostro intestino perché il movimento aerobico mette in moto l’intestino e riduce così il rischio stitichezza”, ha concluso la specialista.

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