L’artrosi è una malattia caratterizzata dal deterioramento delle articolazioni; può colpire la colonna, le ginocchia, le anche o le mani e in genere le articolazioni più utilizzate o sottoposte a carico. Oltre alle cause genetiche e all’invecchiamento, questa malattia può essere legata anche a fattori ambientali.

Di artrosi ha parlato il professor Carlo Selmi, Responsabile di Reumatologia e Immunologia clinica in Humanitas, ospite a Obiettivo Salute su Radio 24.

Le cause dell’artrosi

“Oltre a fattori difficilmente modificabili come la genetica, il sesso femminile o l’età, il rischio di sviluppare artrosi è basato anche su fattori non individuali legati all’ambiente. In particolare, l’utilizzo delle articolazioni: si pensi in tempi moderni alla scrittura e dunque all’artrosi che colpisce il primo raggio delle mani, ma anche all’epidemia di obesità che aumenta il carico di articolazioni come quelle dell’anca e del ginocchio.

Un recente studio ha valutato l’incidenza di artrosi nelle diverse ere dello sviluppo dell’uomo e in questo senso il ritrovamento della mummia Lucy ha mostrato, grazie a una parte di bacino intatto, come già ai tempi era presente l’artrosi seppur in maniera inferiore a oggi”, ha spiegato il prof. Selmi.

Artrosi o artrite?

“Buona parte del compito di un reumatologo è individuare se il dolore articolare sia legato ad artrosi o ad artrite e dunque se sia presente o meno infiammazione. L’artrosi è infatti una condizione non correlata all’infiammazione, ma più alla presenza di un consumo della cartilagine dell’articolazione che porta poi a un irrigidimento della stessa.

Un adeguato stile di vita con un mantenimento del peso ideale è fondamentale per prevenire l’artrosi. I dati che suggerivano che l’uso di tacchi alti o la corsa fossero associati a questa condizione a oggi non hanno trovato conferma definitiva”, ha precisato lo specialista.

Le cure per l’artrosi

“Avere l’artrosi è da una parte una buona notizia, perché non si ha l’artrite, ma d’altro lato disponiamo anche di molte meno armi e molti meno farmaci. In genere il trattamento si basa su antidolorifici ed eventualmente su cicli di antinfiammatori; si possono fare infiltrazioni con acido ialuronico e nei casi più avanzati la chirurgia protesica è sicuramente un’opzione risolutiva”, ha sottolineato il prof. Selmi.

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